Morire per il lavoro Verona detiene ancora il triste primato
VERONA- Gli infortuni sul lavoro calano, ma il numero di decessi resta ancora altissimo (l'anno scorso in Veneto hanno perso la vita sul posto di lavoro 55 persone, più di una a settimana) e Verona purtroppo detiene il primato regionale, perché in tutta la provincia nel 2010 le «morti bianche» sono state 15. I dati provengono dalla Cisl, che ha diffuso ieri le stime preliminari effettuate dall'Inail con la collaborazione di Spisal Verona. La diminuzione degli incidenti, che pure va avanti da qualche anno, è giudicata «troppo lenta» dal segretario di Cisl Verona, Massimo Castellani. «Può ritenersi civile -domanda Castellani -un Paese dove ogni anno accadono mille infortuni mortali sul lavoro? Io credo di no» . L'anno scorso in tutt'Italia gli infortuni mortali sono stati 980: per la prima volta dal Dopoguerra si è scesi sotto la soglia delle mille vittime civili sul lavoro. Il segretario Cisl sottolinea che questo dato è ancora elevatissimo, quindi non è corretto cedere all'ottimismo per il fatto che rispetto al passato il lavoro uccide di meno: «La flessione -commenta -è dovuta essenzialmente al periodo di crisi che ancora interessa l'attività produttiva. Oltretutto Verona, con 15 morti, ha il primato negativo in Veneto. A Vicenza le vittime sono state 12 e a Padova 11» . L'assessore provinciale al Lavoro, Fausto Sachetto, fa una valutazione opposta: «È vero che non bisogna abbassare la guardia e che non c'è nulla da festeggiare, però -osserva -sono diversi anni che gli infortuni mortali continuano a calare. Secondo me non è un caso, e non si può nemmeno imputare tutto alla crisi. Credo che qualche passo avanti effettivamente sia stato fatto» . Verona però si è cucita addosso la maglia nera. «Abbiamo avuto la metà delle ore di cassa integrazione rispetto a Vicenza -risponde l'assessore -e poi bisogna anche considerare il tipo d'incidenti mortali. In edilizia stiamo facendo passi da gigante in termini di prevenzione e sicurezza. I problemi maggiori riguardano oggi l'agricoltura» . In effetti il 44 per cento delle morti bianche a Nord Est avviene nei campi. «Le cause principali di decesso -fa sapere Alessandro Pagani, responsabile dello sportello Salute di Cisl Verona -sono la caduta dall'alto e il ribaltamento del mezzo. In agricoltura il mese più rischioso è proprio maggio. Per quel che riguarda l'edilizia, invece, il periodo dell'anno con più infortuni è ottobre e sul totale delle morti bianche il settore edile incide per il 20 per cento» . A livello nazionale, il venerdì è il giorno della settimana nel quale accadono il maggior numero di infortuni mortali, con cento vittime solo nel 2010. Il Nord Est presenta alcune specificità, perché in questa zona del Paese le figure professionali maggiormente coinvolte dagli incidenti sono le donne e gli immigrati: questi ultimi rappresentano il 12 per cento del totale dei decessi, mentre per quel che riguarda le donne, nel Nord Est quelle che hanno perso la vita l'anno scorso sono state quattro (in tutt'Italia le donne vittime d'infortuni sul lavoro sono state 17). Al di là delle nude cifre, restano aperte questioni di principio: «Il lavoro -ragiona Castellani -è partecipazione alla vita democratica, è elevare a dignità le persone, è liberarle dai bisogni e dai ricatti. Il lavoro è anche realizzazione di progetti di vita: sono tutti concetti che indicano speranze e futuro, e anche per questo non si può accettare che il lavoro si combini con l'idea della morte o di un'invalidità permanente» . Davide Pyriochos