Morire in cantiere «Colpa dei ribassi»

Morire in cantiere «Colpa dei ribassi»
Sabato 24 Luglio 2010, Padova - In cantiere si continua a morire: a Padova, in un solo mese, sono stati quattro i decessi avvenuti in edilizia, il peggior bollettino che la città abbia mai registrato nel settore. Dopo l'ennesimo tragico incidente avvenuto giovedì, in cui ha perso la vita Mauro Toniato, schiacciato da una betoniera, i sindacati fanno appello al buon senso degli imprenditori, grandi e piccoli che siano. Stando ai dati Inail, nel 2009, gli infortuni nei cantieri sarebbero diminuiti del 16,2 per cento e le morti dell'1,4, rispetto all'anno precedente. Considerando però lo stato di crisi e dunque il minor numero di ore lavorate, scese del 4,05%, si scopre che la tendenza è in pericoloso aumento, con una crescita dei decessi del 15,8.
Secondo Cgil, Cisl e Uil sarebbero essenzialmente due le cause: da una parte lo stato generale di crisi, che ha portato ad appalti al ribasso e sempre sottocosto, dall'altra la mancata consapevolezza dei lavoratori autonomi circa la necessità di operare in totale sicurezza. «La destrutturazione del sistema, con meno imprese organizzate e più lavoratori autonomi, ha portato ad una gestione approssimativa della sicurezza - dice Marco Benati, segretario provinciale di Fillea-Cgil - Inoltre, con i tagli delle finanziarie si abbassa la qualità e il numero dei controlli. È da tre anni che chiediamo il potenziamento degli Spisal e degli ispettorati del lavoro, sempre sottodimensionati».
I sindacati sono preoccupati per la possibilità di una eccessiva liberalizzazione e l'apertura di imprese edili senza i requisiti richiesti. Una delle strade da percorrere, secondo Albino Ruggero della CISL, è quella della formazione: «Ci deve essere assolutamente un percorso formativo ben preciso alle spalle di un impresario edile e degli addetti ai lavori. Invece, oggi, per effetto della crisi, molti lavoratori decidono all'improvviso di mettersi in proprio andando incontro a rischi molto grossi per la loro salute». Per arginare l'aggravarsi della situazione i sindacati fanno appello anche alle associazioni di categoria, alle quali Omero Carraro della UIL chiede maggiore sensibilità: «Tre dei quattro morti sono stati lavoratori autonomi. Ciò vuol dire che non c'è consapevolezza negli stessi addetti del settore, manca una presa di responsabilità. Le associazioni si facciano promotrici di una sensibilizzazione in materia di sicurezza».
Eva Franceschini