Modificata la legge sul Parco del Po Riparte la centrale di Porto Tolle La legge del Parco com'è, come sarà

Modificata la legge sul Parco del Po Riparte la centrale di Porto Tolle La legge del Parco com'è, come sarà
Ambientalisti sorpresi, applausi dagli altri: «Meglio tardi che mai» La modifica all'articolo 30

VENEZIA- «Oggi abbiamo chiuso la partita della centrale Enel di Porto Tolle» . Il governatore Luca Zaia lo dice dritto per dritto, appena uscito dalla giunta, e assicura che questa è la volta buona, quella in cui si può chiudere una partita che si trascina ormai da due anni, da quando, cioè, il ministero dell'Ambiente diede parere positivo sulla compatibilità ambientale del progetto di riconversione a carbone della centrale in Polesine. Era il 29 luglio 2009. La strada che seguirà la giunta, dopo che, parole di Zaia, un tavolo tecnico con i sindacati e gli industriali ci ha pensato su per quindici giorni e sono stati sentiti i ministeri per l'Ambiente e lo Sviluppo economico e la commissione Via, è quella della modifica del fatidico articolo 30 della legge istitutiva del Parco del Delta del Po, risalente al 1997. Poche righe, capaci però di bloccare in un'aula di tribunale il piano di conversione da 2,5 miliardi che, secondo Enel, dovrebbe dare lavoro a 3 mila persone per 5 anni: «Gli impianti di produzione di energia elettrica dovranno essere alimentati a gas metano -si legge all'articolo 30 -o da altre fonti alternative di pari o minore impatto ambientale» . Spiega il governatore: «Metteremo mano al testo, aggiungendo la compatibilità con il carbone: la delibera è passata oggi in giunta, ora passa al consiglio ma ho già scritto al presidente Ruffato chiedendogli la massima celerità. In questo modo contiamo di recuperare il 90%della procedura completata in questi anni, che dovrebbe concludersi con un nuovo decreto del ministro dell'Ambiente, senza che si debba tornare una seconda volta in commissione Via. Vogliamo la riconversione -chiude Zaia -e la avremo» . Anche per questo la Regione ha deciso di non abbandonare il ricorso per revocazione intentato contro la sentenza del Consiglio di Stato del maggio scorso. Meglio lasciarsi aperte tutte le porte. Soddisfatti Cisl e Cgil, anche se avvertono: «Si tratta soltanto di un primo passo» , soddisfatta la Lega, convinta con il consigliere polesano Cristiano Corazzari che «questo passaggio permetterà finalmente di uscire da tutti gli equivoci e smascherare rapidamente chi rema contro questo progetto» , e soddisfatto anche il Pd, che con il senatore Marco Stradiotto per primo chiese di mettere mano alla legge istitutiva del Parco, così da risolvere il problema alla radice: «Meglio tardi che mai» -commenta laconico Stradiotto -questa era la strada suggerita anni fa, all'allora presidente Galan, dal governo Prodi» . Sulla stessa linea il sottosegretario al Welfare Luca Bellotti, protagonista con Zaia di un battibecco sulle possibili soluzioni al caso («Noto con grande soddisfazione che Zaia a parole si perde nel burocratese, mentre nei fatti finisce per darmi ragione» ) mentre il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia ricorda: «La tecnologia a carbone permetterebbe una diversificazione dell'approvvigionamento energetico e una sostanziale riduzione delle emissioni di Co2, come la stessa Unione Europea ha più volte sottolineato» . Enel, invece, ufficialmente non si esprime anche se trapela «soddisfazione» per la decisione della Regione: la previsione del colosso energetico è che i cantieri possano partire nel primo trimestre del 2012. «Sorpresa» invece da parte di Matteo Ceruti, l'avvocato rodigino che per conto di associazioni imprenditoriali e ambientaliste ha curato il ricorso al Consiglio di Stato: «E' un'anomalia voler cambiare una legge, dando così vita ad una chiara operazione di favore nei confronti di un soggetto economico» . In ogni caso, avverte il legale, gli ostacoli alla conversione a carbone «non vengono superati dalla modifica dell'articolo 30» . Nella sua sentenza il Consiglio di Stato, prosegue Ceruti, «ha rimarcato come nel progetto Enel mancassero le comparazioni con altri studi che prevedessero tipi diversi di alimentazione come il metano» . Sono le leggi italiane e comunitarie a prevedere queste comparazioni, conclude l'avvocato rodigino che aggiunge: «In Lazio, dove funziona una centrale a carbone a Civitavecchia, sta sorgendo la più grande discarica di combustibile da rifiuto e stanno spuntando anche i cementifici per il riutilizzo dei gessi prodotti dall'impianto» . Chiude amaro il WWf: «Zaia ha già dimenticato i referendum e manomette il Parco del Delta per tutelare gli interessi di pochissimi» . Marco Bonet Antonio Andreotti

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