Marini: «Più strade, banda larga e competitività»

Marini: «Più strade, banda larga e competitività»
Il direttore scientifico: «Dobbiamo ricollocarci all'interno dei collegamenti paneuropei»

BELLUNO. Per uscire dalla crisi il Nord Est deve «spingere verso la produzione immateriale cioè più idee e comunicazione, aumentare le dimensioni delle aziende creando filiere internazionali e avviare quella rispondenza tra scuola e lavoro. Servono, inoltre, infrastrutture (strade ma anche banda larga), attrattività, concentrare le risorse per essere competitivi. E ripensare lo sviluppo del territorio collocandoci nell'asse all'interno dei tracciati paneuropei cioè il Corridoio I (Belluno-Palermo), l'autostrada del mare e il Corridoio V (Lisbona-Kiev)».
La ricetta è del direttore scientifico della Fondazione Nord Est che ieri ha presentato il X rapporto del Nord Est, insieme con Silvia Oliva. Un rapporto che fotografa cosa è successo in quest'area negli ultimi dieci anni. «Il Nord Est esiste ma i suoi confini si sono allargati. Se fino al 2000 con questo termine si definivano le aree comprese tra Trento, Verona, Venezia e Udine, adesso si va dal Piemonte all'Emilia Romagna fino alle Marche passando per Trentino Alto Adige e Lombardia. Seguendo ciò che le accomuna, cioè la presenza di medie imprese, motore dell'economia italiana», ha detto Marini.
Quell'economia che oggi è in stallo. «L'unica certezza oggi degli imprenditori è il senso di incertezza nel futuro che crea un rallentamento a livello produttivo e finanziario», ha precisato Marini evidenziando come la crisi sia partita dal manifatturiero investendo tutta la filiera fino ai subfornitori, i primi ad averci rimesso. «La metà delle imprese da più di un anno ha un portafogli ordini non più lungo di un mese (49.5%). Negli anni le imprese hanno cercato una nuova collocazione nel mercato mondiale prediligendo così figure sempre più specializzate. In questo quadro, se il manifatturiero è crollato portandosi dietro il tessile, le calzature, il legno, ha tenuto l'alimentare, il meccanico, il terziario e i servizi alla persona. Dal punto di vista sociale la popolazione nordestina è aumentata di 500mila unità, è aumentata l'età media delle persone (tasso di invecchiamento oggi è a 150, nel 2028 sarà a 218) e sono aumentati gli immigrati e l'arrivo di nuove culture e religioni (il 49% è cattolico, il 34% musulmano). «Per questo servirà maggiore integrazione e politiche per il sostegno alle famiglie e agli anziani». (p.d.a.)