Manovra, in tremila contro il governo
Con tremila manifestanti e pittoresco coro di fischietti e vuvuzelas, la Cgil di Treviso è scesa ieri in piazza dei Signori per lo sciopero generale contro la manovra del governo e a difesa degli oltre 15.000 posti di lavoro in bilico nella Marca. La Cgil - orfana di Cisl e Uil - è scesa in piazza ieri a Treviso per la manifestazione legata allo sciopero generale contro la manovra del Governo «per non permettere che il costo della crisi ricada tutta sulle spalle dei lavoratori, i cui posti diminuiranno di 15.000 unità entro la fine dell'anno se non verranno rinnovati gli ammortizzatori in scadenza». Un termine visto con apprensione dalla Camera del lavoro, tornata, a poco meno di due mesi dal Primo maggio unitario, a solcare le strade del capoluogo. Il colore della protesta in piazza dei Signori era rosso come le bandiere Cgil, le uniche presenti durante la protesta rappresentata ieri dai cassaintegrati di aziende come Ape, Berco, Breton, e dai lavoratori Indesit in prima linea dietro allo striscione Fiom. «Non c'è solo il caso di Pomigliano: gli imprenditori che hanno permesso la distruzione delle loro aziende e che pretendono ora di riaprirle offrendo meno diritti e meno salario sono ovunque - dice il segretario Cgil Paolino Barbiero riferendosi a Indesit -. Ma noi non accetteremo il ricatto». Barbiero non risparmia critiche ai sindaci trevigiani: «Li abbiamo invitati, non si sono fatti vedere oggi in piazza. State sicuri che saranno tutti presenti all'appuntamento con gli industriali, facendoci capire che la decisione su chi dovrà pagare il prezzo della crisi l'hanno già presa: noi lavoratori». Prima di attuare una stretta su salari e diritti dei lavoratori, la Cgil chiede sacrifici da parte della fascia alta dei redditi trevigiani, occupata proprio dagli imprenditori, impegnati ieri nell'assemblea della categoria. «Si intervenga subito su patrimoni e rendite, ma su quelli però di chi ha messo via i diecimila euro del Tfr. Per vedere dove stanno i veri soldi basta buttare uno sguardo alle auto parcheggiate all'assemblea di Unindustria di oggi. E lì che stanno i patrimoni e le rendite da tassare». I maggiori consensi da parte di lavoratori, pensionati, studenti e stranieri, arrivano quando Barbiero attacca la politica e i suoi costi, senza risparmiare la manovra Finanziaria del Governo. «E' una manovra sbagliata e ingiusta, che taglia le risorse in maniera iniqua», afferma, sconfessando poi le affermazioni del ministro al welfare: «Sacconi dice che scioperiamo contro la pioggia. Io gli dico di tagliare subito i costi della politica. I nostri rappresentanti si devono svegliare. E poi basta con il balletto sul federalismo che non c'è. Qui mancano i soldi per fare gli investimenti e prima o poi la gente si arrabbierà. Quale contrattazione possiamo attuare se non c'è denaro?». Le ricette finora messe in campo dalle istituzioni vengono quindi bocciate in tronco, salvo poi aprire uno spiraglio sul fronte interno, dove si giocherà a breve una partita con la Provincia. «La prossima settimana siamo stati chiamati da Muraro per discutere le linee programmatiche attraverso cui destinare il nuovo fondo da 700 mila euro che verrà messo a disposizione di un'ampia serie di iniziative - spiega Barbiero - e noi vogliamo che vadano in favore della formazione, del lavoro e di chi non ce la fa più ad arrivare a fine mese». Pur trovandosi in una condizione di chiara difficoltà, generata da una crisi pressante e di cui non si intuisce ancora la fine, non mancano gli enti e i capitoli di spesa dove recuperare nuove risorse utili a tamponare la perdita di ricchezza in provincia. «La Camera di commercio ha un avanzo di bilancio accantonato anche grazie all'apporto dei lavoratori che può servire per incrementare le risposte strutturali a difesa del reddito e società come Ascopiave dovrebbero ulteriormente aumentare gli sconti alle famiglie in difficoltà». E dopo la passerella di racconti pronunciati dalla viva voce dei lavoratori, a achiudere la giornata lanciando strali alla Lega è il segretario regionale Emilio Viafora: «Zaia convochi subito tutte le parti sociali. Il tempo della propaganda è finito, la gente vuole i fatti».
Enrico Lorenzo Tidona