«Luxottica poteva coinvolgerci». I sindacati commentano l'operazione di welfare

«Luxottica poteva coinvolgerci». I sindacati commentano l'operazione di welfare
AGORDO. I cinquant'anni dalla nascita di Luxottica valgono sette milioni di euro. L'annuncio del patron Leonardo del Vecchio di regalare ai dipendenti azioni per festeggiare il compleanno dell'azienda, ha lasciato sorpresi lavoratori e sindacati. «Due sono gli aspetti positivi - commenta Giuseppe Colferai (Filctem-Cgil) - il primo è che l'azienda riconosce il giusto valore al territorio, il secondo è che riconosce il grandissimo contributo dei lavoratori, nel trasformarla in società leader nel settore dell'occhialeria».
E se possedere azioni è meglio di quasiasi gadget, Colferai frena l'entusiasmo. «Non sono innamorato dell'azionariato, non vorrei che potesse essere il preludio alla divisione di eventuali perdite», è la sua provocazione. «I regali - prosegue - vanno sempre bene, ma il rischio d'impresa deve rimanere in capo al datore di lavoro».
Più critico sul modo di operare dell'azienda è Nicola Brancher (Femca-Cisl): «E' un'iniziativa di welfare che in questo momento non guasta, ma il tema delle azioni ha implicazioni profonde che vanno valutate nel tempo. L'aspetto meno positivo è che Luxottica prima fa le cose e poi le comunica, dimenticando che le relazioni sindacali non sono solo quelle che rendono affrontabile la quotidianità, ma anche quelle che coinvolgono le organizzazioni nelle scelte strategiche». A dire che subire le scelte dell'azienda tanto in positivo, quanto in negativo, può diventare pericoloso. «Infatti il 40% della produzione globale avviene già all'estero e - dice Brancher - secondo l'amministratore delegato le future strategie di ampliamento, riguarderanno altri paesi, non il nostro».
Soddisfatto dell'operazione di welfare è Paolo Delan (Uilm): «I lavoratori sono contenti, si sono sentiti gratificati. Come organizzazione sindacale crediamo che l'azionariato popolare sia la strada da perseguire, un viatico per arrivare a forme di democrazia nei luoghi di lavoro».
Silvia Siano

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