Liberalizzazione. Colpo di scena appena dopo il via libera al blocco. «Mille farmacie in più, una pazzia»
Ma lo sciopero slitta
Si tratterà sulla proliferazione dei punti vendita Bacchini (Federfarma): «In arrivo multinazionali»
MESTRE - Sciopero annunciato, spiegato, perfezionato. Ma arriva il colpo di scena: «Differito». I farmacisti sul piede di guerra pronti all´agitazione di domani in grande stile e loro malgrado storica: in Veneto li avrebbe visti protagonisti tutti, complici i 114 colleghi che avrebbero garantito i turni di guardia farmaceutica per rispondere alle urgenze. Sul piatto il decreto Monti sulle liberalizzazioni del servizio farmaceutico che, se da un lato apre alla concorrenza anche in questo settore, dall´altro pone dei rischi - a sentire la categoria - che riguardano la stessa qualità dei servizi. Dal Ministero alla Salute finora picche, nessuna possibilità di confronto, nonostante fosse stato chiesto a gran voce. E invece ieri nel tardo pomeriggio quando ormai le agenzie di stampa avevano confermato la proclamazione dello sciopero di domani e le pagine dei giornali ormai confezionate, il colpo di scena. Lo sciopero è stato rinviato: per domani il ministro Renato Balduzzi ha convocato Federfarma, il sindacato che associa la stragrande maggioranza delle farmacie, per approfondire i contenuti dell´articolo 11 del decreto. Della delegazione farà parte anche il portavoce veneto di Federfarma Renato Bacchini, farmacista di Verona, che proprio ieri mattina aveva convocato un incontro a Mestre, sede di Federfarma Veneto, per illustrare i contenuti dello sciopero.
DECRETO. L´attuale decreto sulle liberalizzazioni prevede uno sviluppo del sistema farmaceutico improntato alla libera concorrenza. Più farmacie da assegnare solo a chi già non la possiede, orari e turni liberi, sconti su tutti i farmaci pagati direttamente dai cittadini. In Veneto la proiezione è fatta: «Mille farmacie in più rispetto alle 1.316 presenti sul territorio, una follia». Ma quello che più strugge Bacchini, al di là del dato che le vedrà crescere come i funghi in virtù del decreto, è un altro aspetto. «Quello - dice - che il servizio verrà sconvolto, le risorse e i servizi polverizzati, la concorrenza rischierà di fare chiudere le farmacie nei presidi rurali e alla fine ci sarà pure un realistico aumento e abuso di medicine da parte della gente». Bacchini mette le mani avanti anche su un altro rischio: «L´arrivo, come è accaduto in Inghilterra, di una-due multinazionali pronte a mettere le mani sulle nuove aperture».
SCIOPERO. Lo sciopero di domani era programmato, i cartelli da esporre sulle serrande abbassate pronti. Uno dei punti più controversi l´aumento dei punti vendita, in proporzione uno ogni tremila abitanti. Consentendo una farmacia ulteriore se la popolazione oltre il quorum eccede i 500 abitanti, ma nei centri fino a 9 mila abitanti può essere aperta se la popolazione in più supera i 1.500 abitanti. Accanto a questo la libertà negli orari e nei turni e la diminuzione del costo dei farmaci di fascia A (se non rimborsabili dal servizio sanitario nazionale) e C, oltre ai farmaci da banco.
UTENTE. Visto dalla parte dell´utente proliferazione e liberalizzazione degli orari potrebbe essere ben vista, portando il cliente in buona sostanza a rivolgersi dove gli conviene di più, contribuendo a sfatare il “mito” di una categoria che spesso e volentieri viene etichettata come una piccola casta. Federfarma non ci sta.
TRATTATIVA. Bacchini spiega timori e preoccupazioni che verranno messe sul tavolo romano, punti irrinunciabili che a suo dire riguardano le aperture delle farmacie fuori misura che vanno invece calibrate in un numero adeguato, la flessibilità di orario legata alle esigenze del territorio, un concetto diverso dello sconto sui farmaci che in prima istanza abbassi il prezzo a monte. «Con la proliferazione prevista dal decreto rischiano di chiudere in tanti». Ora si tratta.
Roberta Bassan