Lezione Lega. Più gazebi meno loft.
Lezione Lega. Più gazebi meno loft.
Dall'urna esce una prima indicazione chiara: la crisi in atto, malgrado le titubanze del governo, non punisce i partiti di maggioranza. La seconda è che la Lega a Treviso diventa la roccaforte del voto popolare, dando vita ad una migrazione dei poli della politica che vede transitare il consenso tradizionalmente rivolto verso le formazioni di centro sinistra e sinistra dall'altra parte della barricata. I numeri dicono che, tenendo conto dell'astensionismo, un elettore su tre, in questa provincia, vota Carroccio. Tra chi invece è andato alle urne, la percentuale sale quasi a uno su due.
Questo fa della Lega Nord a Treviso una vera, forse in questo momento l'unica, forza popolare, trasversale alle classi sociali, alle generazioni e alle professioni. Con una capacità di penetrazione notevole, come non ha mancato di sottolineare il segretario regionale e sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo, tra gli operai, cioè quello che dovrebbe essere un tipico bacino elettorale delle cosiddette forze progressiste.
Si potrebbe dire che la Lega, con le sue ricette, indica la Luna ma riesce a far guardare il dito. Se è così, viene anche ragionevolmente da chiedersi perché dall'altra parte della barricata elettorale non si riesca ad attirare l'attenzione dell'opinione pubblica, e a farlo in maniera convincente, sul bersaglio grosso, sul cuore dei problemi. La Lega convince parlando di risorse, soprattutto le tasse, da tenere nel territorio; lo fa semplificando sulla questione degli immigrati mostrando il bastone di Gentilini e la carota di Zaia, seduce i cassaintegrati attribuendo i mali dell'economia italiana parlando di cinesi, suggestiona sulla sicurezza dando nome e cognome ad un pericolo generico, cioè usando ancora gli immigrati e così rendendo l'allarme più percepibile e quindi più vero.
A sinistra si fa indubbiamente fatica a reggere il confronto. Al Pd non basta accontentarsi della palma di secondo partito provinciale, complice anche la picchiata del Pdl. Per riprendere iniziativa politica, e quindi consenso, occorre invece riappropriarsi della lingua parlata dalla gente, nelle strade, sul posto di lavoro, a tavola mentre si cena. Ciò non vuol dire assecondare questa o quella pulsione irrazionale ma porsi il problema di capire cosa bolle nella pentola della società locale e riuscire quindi a mettere insieme una visione autenticamente democratica e costituzionale, razionale ed efficiente, che dia una risposta programmatica alle ansie delle persone e delle famiglie. Ad esempio la questione federalista e il fastidio per uno Stato idrovora, che chiede e che eroga prestazioni sociali sempre meno di qualità, è sicuramente di sinistra. E' di sinistra affrontare con realismo il tema del welfare nell'assistenza, di fronte all'invecchiamento della popolazione, all'allungamento dell'età media, alla sfida di un modello sanitario che non può solo continuare a reggersi sulla privatizzazione delle prestazioni e l'importazione di badanti dall'estero. Come è di sinistra una idea di federalismo che porta più vicino ai cittadini il livello di potere, semplifica e migliora il processo democratico, permette di realizzare una governance territoriale del fisco che incida sul serio consentendo di ridurre la pressione sulle buste paga dei lavoratori anche mettendo ordine, controllando meglio, alla giungla delle tariffe locali. Ed è di sinistra garantire la sicurezza e la certezza del diritto e della pena, ugualmente al dovere di offrire agli immigrati occasioni di integrazione contrastando l'immigrazione clandestina, che più che essere un reato è violazione della dignità delle persone.
Per trasformare questi temi in una convincente proposta politica c'è probabilmente bisogno di meno loft e più gazebo, di più contatto tra la gente, di maggiore disposizione ad ascoltare prima che a parlare, di più coraggio nella proposizione di programmi e valori, di tornare alle sezioni aperte, non con lo stile un po' autosufficiente del vecchio Pci, ma con una apertura mentale alle nuove sensibilità, soprattutto dei giovani. Tutte cose di cui la sinistra riformista e quella radicale si sono forse dimenticate.
Paolino Barbiero - (Segretario Cgil-Treviso)