Lettera di sette metri a Zaia: «Aiutaci» L'edilizia scende in piazza e chiede sostegno. Un operaio: «Licenziato due volte in tre anni»
ODERZO — Le firme messe alla fine di una lettera aperta indirizzata a Luca Zaia hanno riempito una striscia di carta lunga sette metri, uno per ciascuna provincia veneta. Così ieri i lavoratori dell'edilizia e dei comparti ad essa collegati hanno fatto presente al presidente della Regione tutti i malesseri del settore, al termine di una manifestazione promossa dalla Cisl che ha riempito le vie di Oderzo. Una protesta-proposta alla quale hanno partecipato anche il segretario nazionale di Filca, Domenico Pesenti, e la segretaria generale della Cisl veneta, Franca Porto, oltre agli studenti della scuola professionale «Lepido Rocco», di Motta di Livenza, che hanno ricevuto una copia della Costituzione italiana.
«La lettera a Zaia - ha detto Salvatore Federico, leader della Filca del Veneto - pone l'accento su due criticità la cui persistenza continua a gravare sul sistema produttivo, vale a dire il sistema creditizio e l'innovazione. Il settore finanziario rischia progressivamente di allontanarsi dal contesto produttivo locale e, con la sempre più diffusa politica di contrazione del credito erogato, di divenire un fattore di freno all'economia e alla produzione. Chiediamo che la Regione si faccia promotrice di tavoli territoriali che coinvolgano, oltre agli istituti di credito del territorio, tutti gli attori economici e sociali, per definire strumenti che possano favorire l'erogazione di finanziamenti alle imprese».
Le testimonianze di addetti ai lavori riescono, meglio di ogni altra descrizione, a mettere a fuoco la situazione. Valentino Piai, uno fra i 100 lavoratori in mobilità della ex Rosada di San Fior, tratteggia la parabola discendente di una società degli infissi che, negli anni migliori, era arrivata ad occupare fino a 150 addetti. «Le difficoltà erano iniziate già nel 2008, quando è stata avviata una cassa integrazione a rotazione. Speravamo tutti in una ripresa degli affari ma il quadro si è progressivamente deteriorato. Certo, ci sono stati senz'altro errori di tipo gestionale anche se occorre riconoscere che i proprietari, fin quando hanno potuto, hanno messo sul mercato loro immobili. Poi le banche hanno chiuso i rubinetti e, a breve giro, ha chiuso anche l'azienda. Un debito di tre milioni e crediti per insolvenze dei clienti per 2,6 milioni. Chi fra noi aveva cercato un altro lavoro già prima del crac qualcosa ha trovato, salvo essere il primo fra i licenziati quando la nuova azienda si è trovata nelle stesse difficoltà».
A salire sul palco è stato anche un dirigente d'azienda, Mauro Basso di Dormiflex, azienda di Santa Maria di Sala dei materassi e del letto. «La mia società lavora nel campo dei beni semidurevoli, cioè appartenenti al genere il cui acquisto la gente sceglie di rinviare, a vantaggio di quelli primari. Noi siamo stati anche fortunati o meritevoli, in quanto finora abbiamo mantenuto occupazione e ricavi ai livelli del 2008. Ma le difficoltà che dobbiamo superare ormai quotidianamente per inventare strategie nuove e per far fronte alle incombenze soprattutto di carattere burocratico ci stanno costando una fatica enorme».