Le imprese senza scampo di fronte alla mafia
«L a criminalità organizzata ha sempre svolto un ruolo anticiclico: ha disponibilità di denaro nel momento in cui gli altri non ne hanno. Durante la grande crisi del ' 29, le mafie svolsero un ruolo importante e riuscirono ad autoriciclarsi nel sistema economico perché avevano i soldi» . A rilasciare queste dichiarazioni su uno dei più importanti quotidiani nazionali è stato il Raffaele Cantone, ex pubblico ministero della Direzione antimafia di Napoli che per anni si è occupato in prima persona delle indagini sul clan camorristico dei Casalesi, riuscendo, tra le altre cose, ad ottenere la condanna all'ergastolo dei più importanti boss di questa organizzazione criminale campana. Questa dichiarazione, fatta un giorno prima degli arresti avvenuti in Veneto, spiega meglio di qualsiasi altra cosa quanto è successo nella nostra Regione. Cerco di riassumere i fatti. Gli effetti della crisi economica sono sotto gli occhi di tutti, non solo perché è aumentata la disoccupazione, ma soprattutto perché la situazione finanziaria delle nostre imprese è, in questi ultimi anni, decisamente peggiorata. Dall'inizio della crisi ad oggi, l'indebitamento delle imprese venete è aumentato di oltre 5 punti percentuali. Complessivamente, lo stock di debito in capo all'intero sistema imprenditoriale veneto sfiora ormai i 104 miliardi di euro. Si pensi che, dopo la decisione presa nelle settimane scorse dalla Banca Centrale Europea di aumentare il tasso di interesse di un quarto di punto, il costo aggiuntivo a carico del nostro sistema delle imprese dovrebbe aggirarsi attorno ai 260 milioni di euro l'anno. Se, poi, consideriamo che la crisi economica ha dilatato i tempi di pagamento, mettendo in grave difficoltà soprattutto le aziende che lavorano in conto terzi o con le aziende pubbliche, il quadro è presto fatto. Le imprese sono sempre più a corto di liquidità e il sistema bancario, anch'esso in sofferenza, ha aggravato questa situazione riducendo gradualmente l'erogazione dei prestiti al sistema delle aziende. In questa situazione, così come è già successo in passato in analoghe situazioni di crisi, molti di coloro che si trovano a corto di liquidità rischiano di non avere scampo: o sono costretti a chiudere, oppure si gettano tra le braccia di queste fantomatiche finanziarie che spesso sono controllate proprio dalle organizzazioni mafiose. Inizialmente, le offerte di denaro sono generosissime, successivamente si trasformano in vere e proprie forme di usura che strangolano molti operatori. Per uscire da questa situazione non rimane che cedere a questi criminali le proprie attività, con il risultato che «la moneta cattiva scaccia quella buona» . Per evitare che la situazione degeneri, così come ha acutamente sottolineato l'ex magistrato Raffaele Cantone, non basta aggredire la mafia da un punto di vista militare: bisogna che le istituzioni preposte ((la Banca d'Italia, la Borsa, l'Ufficio Italiano Cambi) controllino la provenienza e la destinazione di questi flussi di denaro, altrimenti, il rischio che pezzi dell'economia e della finanza finiscano nelle mani delle organizzazioni criminali, è un'ipotesi concreta.
Giuseppe Bortolussi