Le imprese dopo Vicenza «Non è il momento di parlare di secessione»
VENEZIA - Qualcuno ha preferito evitare di rispondere direttamente, qualcuno ha criticato con pacatezza e qualcun altro è andato giù pesante. Almeno apparentemente questa volta il mondo delle imprese ha deciso di voltare le spalle agli uomini del Carroccio e alla loro proposta di una secessione soft sul modello della Cecoslovacchia del 1993 lanciata a Vicenza durante la riunione del parlamento padano. «Non voglio entrare nel merito della vicenda - interviene il presidente di Confartigianato Gisueppe Sbalchiero - ma onestamente non ho condiviso l'isolamento della Lega. Non possiamo dimenticarci che fino a ieri erano al governo e loro non possono fare finta di nulla».
A sentire Sbalchiero però non si tratterebbe di un attacco. «Noi artigiani vogliamo collaborare con le istituzioni e la Lega governa la Regione - continua il presidente di Confartigianato - Cerchiamo piuttosto di lavorare insieme perché fare le barricate non serve. Non ha senso parlare di secessione adesso, ma anche gli attacchi li lasciamo tutti a Zuccato». Le critiche più pesanti nei confronti del Carroccio infatti sono arrivate proprio dalle Confindustrie territoriali che hanno sostenuto il governo Monti - sono infatti gli unici che non hanno criticato apertamente la manovra - e preso le distanze dal popolo padano.
E se Zuccato aveva accusato la Lega di essere «senza coraggio» e di aver «devastato l'immagine del Veneto», ieri gli industriali hanno preferito evitare ogni commento sulla secessione padana preferendo concentrarsi sugli effetti della manovra.
«La Lega ha fatto molto per il Nord ricordando che esiste una questione settentrionale - spiega il presidente di Confcommercio Massimo Zanon - e adesso cerca di recuperare simpatie tra il suo elettorato. Ma l'Italia si salva tutta insieme o non si va da nessuna parte».
Ad attaccare la Lega ci pensano infine i sindacati che pur in disaccordo totale con la manovra tanto da aver proclamato una serie di scioperi lunedì prossimo, vedono nei rappresentanti del Carroccio «i colpevoli di questa situazione».
«Siamo stati ridotti in questo modo da quasi vent'anni di scelte politiche operate dall'asse Lega-Pdl», dice Emilio Viafora della Cgil. «Il problema sono l'evasione fiscale e il lavoro nero. Non la secessione della Padania», conclude.
Al.A.