Le confederazioni di Cgil, Cisl e Uil: «Va bene se questo può essere utile a tenere aperte le fabbriche e assicurare i posti di lavoro». I sindacati "benedicono" gli impiegati in catena di montaggio
Le confederazioni di Cgil, Cisl e Uil: «Va bene se questo può essere utile a tenere aperte le fabbriche e assicurare i posti di lavoro». I sindacati "benedicono" gli impiegati in catena di montaggio
Giovedì 14 Maggio 2009, Oderzo - (an.fr.) Colletti bianchi in catena di montaggio: ok se ciò può servire a tenere aperte le fabbriche e assicurare così i posti di lavoro. I segretari delle organizzazioni sindacali: Franco Lorenzon per Cisl, Paolino Barbiero per Cigl ed Emanuele Confortin per Uil osservano con interesse ciò che sta avvenendo in Plastal.
La direzione della grande azienda opitergina - che annovera poco meno di 700 dipendenti - ha chiesto agli impiegati in cassa integrazione se non vogliano scendere dagli uffici alle linee di produzione, invece di rimanersene a casa. I posti da coprire sono una ventina, e già qualche impiegato ha detto di sì, fra loro anche persone di 6° livello.
«Mi pare una flessibilità intelligente, a patto che avvenga su base volontaria e per un periodo di tempo limitato - osserva Paolino Barbiero di Cgil -. Non la vedo in negativo. Piuttosto che assumere degli interinali mentre nel contempo propri dipendenti sono in cassa integrazione, se la soluzione è temporanea, mi pare una strada che può essere percorsa. Se l'opportunità c'è, è giusto che venga utilizzata. Purchè sia chiara la temporaneità e soprattutto venga salvaguardata la posizione che il lavoratore ha raggiunto negli anni. Ricordo anni fa degli accordi fatti in Zanussi, dove suppergiù si adottavano queste soluzioni per i lavoratori in esubero. È un percorso comunque da discutere. Tra l'altro ci sono impiegati in Plastal che dispongono delle abilità per fronteggiare questo cambiamento perchè nel loro percorso lavorativo hanno affrontato anche le linee di produzione prima di passare agli uffici». «In linea generale - aggiunge Emanuele Confortin di Uil - ciò può essere fattibile solo se costituisce un punto di forza per tenere aperte le fabbriche e mantenere i lavoratori nel loro posto di lavoro. A questo scopo vanno anche utilizzati tutti gli ammortizzatori sociali possibili. Nell'emergenza che stiamo vivendo le soluzioni straordinarie come quella adottata in Plastal possono essere mandate giù se ciò può aiutare l'azienda a continuare la sua attività. Perchè in quest'anno e mezzo di crisi che stiamo vivendo non ho ancora visto riaprire una fabbrica che ha chiuso. La situazione è tutt'altro che semplice: dati alla mano i disoccupati nella nostra provincia dovrebbero superare le 6mila persone. Resto dunque esterrefatto quando leggo le dichiarazioni del presidente della Provincia Leonardo Muraro che dice che nel trevigiano non c'è disoccupazione, mentre noi sindacati continuiamo a firmare accordi per la cassa integrazione».
E ancora: «Mi chiedo in quale Treviso egli viva. Tornando al caso specifico, l'esperimento potrebbe essere adottato nell'emergenza per altre realtà in difficoltà, stiamo aspettando cosa accadrà la prossima settimana per Diadora e Tecnica». «Ci andrei cauto - osserva Franco Lorenzon di Cisl -. Se la cosa dà una prospettiva ai lavoratori allora tutto si può discutere».