«Le comunità straniere si sentono prese in giro»

«Le comunità straniere si sentono prese in giro»
Chi è lo straniero? Jean Pierre Piessou, responsabile dell'Ufficio immigrazione della Cisl, e lui stesso a suo tempo immigrato dal Congo, solleva una questione di definizione:«Fondamentale per capire chi, tra gli studenti, sia da inserire in quel 30 per cento in cui, dall'anno prossimo, consisterà il limite di ragazzi stranieri in ogni classe». Una nota del ministero dell'Istruzione, infatti, si limita a parlare di «alunni con cittadinanza non italiana». Ma vi sono compresi, si chiede Piessou scettico e preoccupato, «anche quei bambini, pur figli di stranieri, nati qui negli ospedali di Verona, cresciuti fianco a fianco con i coetanei italiani, tanto da conoscere poco o nulla del Paese e della cultura d'origine dei genitori?». Tra le comunità straniere, a riguardo, si parla già di «presa in giro».
E Piessou, temendo il risvolto discriminatorio di una direttiva «dai tratti retrogradi», ricorda che «soprattutto nelle scuole primarie si trovano ormai quasi solo studenti stranieri di seconda generazione, di fatto italiani in tutto e per tutto». Tranne che sulla carta, però, non possedendo la cittadinanza italiana, poiché figli di stranieri. Ma d'altra parte, aggiunge Piessou, «per ottenerla occorrono oltre 10 anni di residenza continuativa, resa sempre più difficile dalle ultime leggi in materia d'immigrazione, prima tra tutte la Bossi-Fini, che fa acqua da tutte le parti. Circa l'80 per cento degli immigrati si trova relegato in questo "limbo". E per i figli di stranieri, è necessario il raggiungimento della maggiore età». Secondo Piessou, «prima di fissare tetti arbitrari in un ambito delicato come l'istruzione, bisogna conformare l'accesso alla cittadinanza e ai diritti fondamentali, tra cui il voto, al processo irreversibile della società multietnica. È l'unico veicolo per realizzare davvero l'inclusione di tutte le componenti. Nella mia attività di mediatore culturale», conclude, «finora non ho incontrato situazioni di squilibrio causate dalla presenza di studenti stranieri. Non ho mai visto le "classi ghetto" di cui parla la Gelmini. Presidi e insegnanti sanno già come gestire il fenomeno, senza bisogno di norme assurde. Servirebbero, invece, più risorse».L.CO.

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