Lavoro in crisi e integrazione fermano la corsa delle rimesse
Nel 2009 gli immigrati hanno spedito 427 milioni «Finita la crescita tumultuosa, un vantaggio per il Pil»
La statistica Cali nelle province di Padova, Rovigo e Treviso. Da romeni, cinesi e bengalesi le maggiori quantità
VENEZIA - La crisi e i primi concreti segnali di integrazione stabilizzano le rimesse nel Veneto. Secondo uno studio della Fondazione Leone Moressa, dopo un quinquennio con crescite esponenziali, il denaro inviato dagli immigrati nel proprio paese d'origine si è infatti stabilizzato: nel 2009 imilioni spediti tramite canali formali di intermediazione (banche e money transfer) sono stati 427, soltanto 1,5 in più rispetto al 2008 (+0,4%). Non un calomauna brusca frenata rispetto ai dati degli anni precedenti, dal momento che l'incremento era stato sempre in doppia cifra. Ad incidere, secondo i curatori dello studio, due fattori: la crisi economica, che ha tagliato posti di lavoro e quindi redditi da cui trarre gli aiuti per le famiglie in patria, ma anche i ricongiungimenti familiari che hanno reso meno necessarie le rimesse stesse. «Io vedo il bicchiere mezzo pieno - ha commentato Vittorio Filippi, sociologo dell'Università di Verona -. Al di là della crisi, credo sia fisiologico che con il passare del tempo gli immigrati si sistemino e il flusso delle rimesse verso il paese di origine vada calando». Tra i motivi, spiega Filippi, «l'incremento dei consumi nel nostro territorio, ma anche gli investimenti, basti pensare ai cinesi. La presenza di immigrati in Veneto si è stabilizzata, e anche chi è stato colpito dalla crisi vuole restare in Italia con la famiglia».
Il sociologo tuttavia non si sbilancia a parlare di integrazione avvenuta: «L'integrazione-ha spiegato Filippi - è un'altra cosa, e avviene nei tre momenti che sono il lavoro, il contatto a scuola dei figli e l'aspetto economico del risparmio e dell'investimento: questo studio dimostra che almeno sul terzo punto siamo sulla buona strada, e che sugli altri due si sta lavorando».
Quasi un quarto del denaro che esce dal Veneto proviene dalla provincia di Padova (23,7% del totale), dato tuttavia in brusco calo rispetto al 2008 (-5,8%). In calo anche Rovigo (-2,3%) e Treviso (-1,8%), mentre crescono le rimesse a Venezia (+8,6%, con incremento negli ultimi 5 anni di oltre il 130%), Belluno (+4,1%) e Vicenza (+3,9%), mentre resta stabile Verona (+0,2%). Questi numeri possono essere letti anche come un effetto diretto della crisi economica, dal momento che a essere più colpite sono proprio le province che hanno perso più posti di lavoro. Nel 2009, ciascun straniero residente in regione ha fatto fuoriuscire in media 941 euro, 78 al mese, circa il 10% in meno rispetto all'anno precedente: questo fatto si può spiegare con l'aumento del numero di immigrati rispetto a quello delle rimesse effettuate verso il proprio paese. E a proposito di Paesi, la nazione che ha ricevuto più denaro dagli immigrati in Veneto è la Romania (63 milioni di euro), seguito da Cina e Bangladesh, che assorbono rispettivamente il 14,4% e il 10,2% complessivo. Minore invece l'apporto di altre comunità, come quelle marocchine, senegalesi e nigeriane, matutto varia da provincia a provincia: a Venezia e Vicenza sono i bengalesi a farla da padrone, a Verona i brasiliani, a Treviso e Belluno i rumeni, a Padova e Rovigo i cinesi.
Secondo la fondazione Leone Moressa, lo studio testimonia che un progressivo processo di integrazione sociale ed economica degli stranieri nel territorio è funzionale a sostenere l'intero indotto economico regionale: infatti quella parte di guadagno (ottenuto lavorando in Veneto) che gli stranieri invierebbero come rimesse oltre confine (che rappresenta lo 0,32% del Pil regionale) potrebbe essere investito e speso in termini di consumo nel territorio veneto.