«Lavoro, immigrati preziosi servono norme più semplici»
«Lavoro, immigrati preziosi servono norme più semplici»
Tavola rotonda. Per il vescovo Zenti, sugli spostamenti di popolazioni l'Onu deve governare le politiche degli Stati. Tosi: «Bene gestire con il buon senso le norme sui disoccupati» Bolla: «Sistema a punti al posto della lotteria del decreto flussi»
Lavoro e immigrazione. Due temi reali e difficili, ma soprattutto attuali. Due capitoli vastissimi che coinvolgono la società nel suo complesso: istituzioni e categorie produttive, autorità religiose e di pubblica sicurezza. Ieri, su invito della Fondazione «Carlo Maria Verardi», nell'auditorium della Gran Guardia si sono confrontati sulle problematiche del lavoro e dei flussi migratori e sulle strategie per gestire, governare, indirizzare tali fenomeni, il sindaco Flavio Tosi, il vescovo Giuseppe Zenti e il presidente di Confindustria Verona Andrea Bolla. «Il mondo delle imprese», ha sottolineato quest'ultimo, «necessita di lavoratori extracomunitari, ma il meccanismo che determina i flussi migratori è iniquo, una vera e propria lotteria. Inoltre a causa della burocrazia il sistema Italia non riesce ad attirare neppure le migliori risorse umane dagli altri paesi».
L'iniziativa è stata patrocinata dal Comune e dall'Ordine degli avvocati di Verona. Gianfranco Gilardi, presidente del Tribunale di Verona e presidente della Fondazione Verardi, introduce la tavola rotonda ammonendo che «per quanto riguarda la legislazione sui migranti stiamo assistendo alla creazione di un diritto speciale alla rovescia che rischia di inferiorizzare certe categorie e non crea un tessuto idoneo alla convivenza». Bruno Piazzola, presidente dell'Ordine degli avvocati, aggiunge: «Il riferimento constante dev'essere il rispetto della dignità della persone». Al magistrato Giovanni Palombarini tocca il compito tenere le redini del confronto. «Il sistema dell'incontro domanda-offerta di lavoro per i migranti così com'è strutturato, non ha mai funzionato veramente. Inoltre, con il contratto di soggiorno, se l'immigrato entro sei mesi dalla perdita di lavoro non trova un altro impiego deve essere espulso e anche sul tema sicurezza sul lavoro», conclude, «l'Italia è stata richiamata dal comitato europeo dei diritti sociali. Ciò denota scarsa attenzione a queste tematiche».
Sul tema sicurezza il sindaco Tosi rispedisce le critiche al mittente: «L'Italia è uno dei Paesi europei più attento nell'applicazione delle norme di sicurezza sul lavoro. Prova ne è che i maggiori incidenti si registrano o nel tragitto casa-lavoro o nel settore dell'agricoltura. Per quanto riguarda la norma dei sei mesi per trovare un impiego sostitutivo», evidenzia il primo cittadino, «credo che sia di buon senso non applicarla in modo drastico, con tutte le cautele del caso. Quando viene chiesta l'espulsione del cittadino straniero lo si fa per allontanare chi delinque o per casi di pericolosità sociale. Per quanto riguarda l'introduzione del reato di clandestinità è stato determinato dal fatto che l'Italia, con i suoi 8 milioni di coste, non è né la Germania, né il Regno Unito, ma è la frontiera dell'Europa».
Il vescovo Giuseppe Zenti, nel suo intervento, evidenzia l'esigenza di una politica sovranazionale gestita dall'Onu che riesca a governare i flussi migratori. Andrea Bolla, presidente di Confindustria, infine, suggerisce una via per la possibile gestione dei flussi: «Bisogna fare solo promesse che siamo in grado di mantenere e il decreto flussi non li gestisce affatto. É ora di provare a pensare ad una gestione per categoria di lavoratori e per numero calibrando la domanda e l'offerta con un sistema di punteggi che premi le qualifiche di chi vuole venire a lavorare nel nostro paese». Hanno chiuso i lavori gli interventi di Marco Paggi dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione e Pietro Soldini, responsabile dipartimento immigrazione della Cgil.
Matteo Ferrari