Lavoro, il Veneto perde altri 15mila posti
Nuovo salasso nel 2010: «Ma si torna ad assumere» . Tiene l'occupazione degli immigrati
VENEZIA- Nel 2010 il Veneto ha perso 14 mila 800 posti di lavoro. O forse sarebbe meglio dire altri 14 mila 800 posti di lavoro, dopo i 45 mila e 800 già lasciati sul campo nel 2009, l'annus horribilis della crisi. «La situazione sta lentamente migliorando -avverte l'assessore Elena Donazzan sfogliando i numeri dell'ultimo report di Veneto Lavoro -ma ci aspettiamo un 2011 altrettanto duro. Il nostro tessuto produttivo ha bisogno di una severa cura dimagrante e noi non possiamo far altro che governare il cambiamento» . A pesare sul saldo negativo tra le assunzioni e i licenziamenti è soprattutto il dato dell'ultimo trimestre dell'anno, con ben 59 mila persone lasciate a casa. Un numero «fisiologico» per i ricercatori dell'osservatorio regionale, dal momento che i mesi da ottobre a dicembre sono quelli in cui tradizionalmente si chiudono i contratti a tempo determinato. La Donazzan, comunque, fa professione di ottimismo: «Il saldo resta negativo ma si torna ad assumere: più 6%rispetto al 2009» . Il lavoro, però, è sempre più precario: i contratti a tempo indeterminato calano del 5,2%(meno 12 mila 400) mentre sono trainanti i rapporti di apprendistato (più 9,7%), a tempo determinato (più 3,6%) e soprattutto di somministrazione, ossia interinali (più 30,6%) mentre piace sempre più (ai datori) il lavoro intermittente, utilizzato per 32 mila nuove assunzioni soltanto negli ultimi 6 mesi del 2010. «Stanno però aumentando le trasformazioni, un segnale di fiducia» chiosa la titolare del Lavoro, che sottolinea poi come «l'export stia tornando ai livelli pre crisi (45 miliardi nel 2010, eravamo colati a picco a 39 miliardi nel 2009, contro i 50 miliardi dell'anno precedente, ndr.) e si stiano riprendendo soprattutto quei settori, come il metalmeccanico (più 47%nelle assunzioni, saldo negativo 3,8%contro il 15%del 2009) ed il made in Italy (più 14%, saldo a meno 5,7% contro il meno 11,6%del 2009), che più duramente erano stati colpiti dalla crisi. Insomma, stiamo reagendo e questo dimostra che la scelta di impegnare molte risorse nella cassa integrazione, per conservare il capitale umano e lasciare aperto uno spiraglio alle aziende che avevano le chance di ripartire, è stata corretta» . Forse anche per questo, in un anno che ha visto aprire 1.425 crisi aziendali (più di cento al mese, di media), coinvolgendo specie nelle medie e piccole imprese poco meno di 30 mila lavoratori, la cassa integrazione è passata da 80 milioni 872 mila a 124 milioni 817 mila ore autorizzate mentre il licenziamenti restano tutto sommato stabili, a quota 33 mila (di cui 10 mila licenziamenti collettivi e 23 mila individuali). «Il 45%degli iscritti nelle liste di mobilità -ricorda la Donazzan -trova però un lavoro a tempo indeterminato nei primi tre mesi, mentre il 24%si ritira: si tratta di pensionati o di donne che preferiscono dedicarsi alla famiglia» . Due dati, infine, colpiscono sfogliando il dossier di Veneto Lavoro sull'anno che ci siamo lasciati alle spalle. Il primo riguarda la tenuta degli stranieri, che segnano perfino un saldo positivo di 800 posti di lavoro contro i 15 mila 500 persi dagli italiani, il secondo è il numero record di inoccupati, ossia di persone che non hanno mai lavorato in vita loro, magari perché appena usciti dal mondo della scuola: sono 16 mila in Veneto, più 10%. «Sono loro l'obiettivo del mio mandato -chiude la Donazzan - stiamo mettendo a punto un piano strategico per le nuove generazioni che guarda di qui al 2020» .
Marco Bonet