Lavoro e sviluppo: in piazza anche la Cisl. Sit-in davanti alla Rai. Franca Porto: persi 70 mila posti di lavoro
VENEZIA. «Chiediamo equità, lavoro e sviluppo: quel chemanca nelle due manovre finanziarie del governo, dove i sacrifici sono a caricodi lavoratori e famiglie, già provati dalla crisi. Sacrifici che nonfavoriscono in alcun modo lo sviluppo. Se non ci sarà un immediato cambiamentoradicale, il governo se ne deve andare a casa».
Franca Porto,segretaria della Cisl Veneto, guida il corteo di protesta contro la politicaeconomica e welfare del governo Berlusconi: migliaia di lavoratori hannosfilato ieri dal Tronchetto, bloccando per un’ora piazzale Roma e, attraversoil Ponte della Costituzione, hanno raggiunto la sede Rai a San Geremia. Dopo averper mesi guardato a distanza - e non apertamente criticato - scioperi emanifestazioni della Cgil, la misura è colma anche per la Cisl che, lanciatol’appuntamento, ha raccolto l’adesione di migliaia di iscritti, in arrivo datutta la regione: 70 mila posti di lavoro persi, 30 mila lavoratori in cassaintegrazione, 30 mila giovani disoccupati i numeri della crisi veneta.
«In una quadro giàcosì compromesso, è inacettabile il disinvestimento di aziende come Eni eAlenia, del tutto immotivato», incalza Lino Gastaldello, «ci aspettiamoun’azione congiunta del sindaco Orsoni e del presidente della Regione Zaia,perché facciano fronte unico di pressione sulle aziende». Parlare di equitàsignifica anche parlare di sanità. «E’ scandaloso che la Regione Veneto nonabbia un piano socio sanitario da decenni», sottolinea Franco Lorenzon, «noivogliamo la riorganizzazione del sistema socio sanitario, anche attraverso ladiminuzione nel numero degli ospedali, ma per investire risorse nelle case diriposo e nell’assistenza domiciliare, senza scaricare il costo della manovrasulle famiglie, ma eliminando gli sprechi».
Il presidente Zaiasembra accogliere l’invito: «Quando i lavoratori vanno in piazza e manifestanoin modo così importante, è chiaro che non si tratta di una scampagnata e chebisogna prendere sul serio quello che dicono: mi sembra che il loro richiamosia stato forte e condivisibile. La crisi c’è ed è innegabile, ma questemigliaia di lavoratori ci hanno detto che ci sono anche energie, intelligenze evolontà per mettersi attorno a un progetto comune, lontani dalconsociativismo», ripartendo dal manifatturiero veneto, le nuove tecnologie e igiovani. Si tratta però ora di tradurre le aperture in atti concreti.
Roberta De Rossi