Lavoro a chiamata da record La Cgil: maschera abusivismo Confcommercio: lo fa emergere
VENEZIA - Il lavoro a chiamata nel Veneto nel 2010 è raddoppiato rispetto all'anno precedente e si avvia a raggiungere, a fine dicembre, i 70 mila ingaggi. Una cifra che porta la regione ad avere un quinto di tutti gli addetti intermittenti d'Italia. La stima è della Cgil che quantifica la quota - sul totale - dei lavoratori secondo questa formula nel 17,5% a metà dell'anno in corso (nel 2008 era all'1,1%). E il sindacato lancia un allarme sull'uso distorto che molti datori di lavoro farebbero del nuovo strumento, ai limiti del lavoro nero. «Secondo l'Istat - osserva Fabrizio Maritan, responsabile del dipartimento Politiche del lavoro della Cgil veneta - le ore di lavoro medie dichiarate sono 5,7 settimanali per ogni lavoratore, con una retribuzione lorda totale di 62 euro. È inverosimile». Per la Cgil in Veneto non mancano casi di lavoratori assunti a tempo parziale a minimo delle ore e impiegati invece oltre le 40 ore settimanali, ma ora il timore è di un'amplificazione di tali abusi col lavoro a chiamata. Una prospettiva da arginare, sostiene il sindacato, anche per le conseguenze di evasione contributivo-fiscale e le ripercussioni sulla retribuzione degli interessati. Perciò Cgil e la Filcams (la categoria della Cgil per il commercio, settore dove si concentra il 70% degli ingaggi, il 60% tra alberghi e ristoranti, il resto nei negozi, specie a dicembre, il mese dei regali), domani riuniranno - alle 9.30 nella sede regionale della Cgil a Mestre - parti sociali e istituzioni per fare una proposta comune di revisione della normativa e di aumento dei controlli. Secondo Massimo Zanon, presidente di Confcommercio Veneto, la questione non preoccupa. «L'aumento del lavoro a chiamata è un dato di fatto - spiega - ma ciò consente di regolarizzare posizioni che prima venivano ricoperte da persone difficili da inquadrare, essendo la prestazione richiesta di poche ore nei weekend, spesso pensionati o dopolavoristi. Possibili usi impropri. Però, essendo più costoso di altri contratti, se vi fosse la possibilità di assumere con rapporti più continuativi in molti farebbero una scelta diversa».