Lavoratori stranieri accolta soltanto una domanda su 10

VENEZIA - Dopo la ressa dei click day, con migliaia di famiglie ed imprese buttatesi a capofitto sul computer per regolarizzare colf e badanti, impiegati ed operai, da Roma arriva il primo, amaro responso del ministero del Lavoro: meno d'una domanda su dieci è stata accolta. Lo rivela un'indagine della Fondazione Leone Moressa sul decreto flussi 2010. Nonostante il Veneto sia infatti la regione alla quale è stato attribuito il maggior numero di lavoratori extracomunitari a livello nazionale, 3.681, in realtà questi sono poco nulla rispetto alle richieste che da qui erano partite lo scorso anno, ben 47.386. Il che significa che le domande accolte sono soltanto il 7,8%di quelle inviate al cervellone della capitale. E' andata altrettanto male al Friuli Venezia Giulia (soddisfatto il 9,2%delle domande, per 614 lavoratori) mentre può essere decisamente più soddisfatto il Trentino Alto Adige, con 397 sì su 1.818 richieste, pari al 21,8%. «L'ingresso regolare di extracomunitari a seguito del decreto flussi -affermano in una nota i ricercatori della Fondazione Leone Moressa -alimenta il dibattito sulla questione migratoria in Italia, proprio in un periodo in cui l'interesse pubblico è rivolto alla crisi del Maghreb e in cui la ripresa economica stenta a decollare. La crisi ha dimostrato come gli stranieri siano stati l'anello debole del mercato del lavoro, ma il fabbisogno di manodopera straniera non si arresterà. Il decreto flussi del 2010, che nel Nord Est soddisfa appena una domanda di ingresso su dieci, mette in evidenza un gap tra le domande presentate per lavoro non stagionale e le quote ripartite nel territorio. Gli ultimi avvenimenti fanno riflettere sulla necessità di un cambiamento nelle politiche migratorie: da una maggiore flessibilità delle quote ad un miglioramento nell'incontro tra domanda e offerta di lavoro, passando per un aumento del tempo per la ricerca di nuova occupazione dopo la crisi» . Analizzando i dati provincia per provincia, emerge come Verona sia quella a cui è stato attribuito il maggior numero di quote a livello ministeriale con 1.025 ingressi, seguita da Padova (656), Vicenza (588), Venezia (567), Treviso (566), Rovigo (176) e Belluno (103). Interessante, alzando di nuovo la lente a livello regionale, è la ripartizione delle quote: il 67,1%di queste è destinato all'ingresso di lavoratori extracomunitari non stagionali di nazionalità privilegiate, cioè provenienti da Paesi che hanno sottoscritto specifici accordi di cooperazione in materia migratoria (come ad esempio, Egitto, Moldavia, Marocco, Albania e Tunisia). Il 13,6%delle quote è stato invece destinato ai soggetti provenienti da altri Paesi extracomunitari per il solo settore del lavoro domestico e di assistenza e cura alla persona. Il rimanente 19,3%, infine, è stato assegnato per conversione di permessi di soggiorno per studio, tirocinio, formazione e di lavoro stagionale in lavoro subordinato. Ad ogni modo, non tutti gli ingressi previsti dal decreto flussi sono stati già distribuiti. Una parte infatti è rimasta a disposizione del ministero guidato dal veneto Maurizio Sacconi per essere assegnate successivamente, in base alle specifiche richieste che arriveranno dal territorio Ma. Bo.