«Lavoratori senza tutele» La Cgil scende in campo per difendere lo Statuto
«Lavoratori senza tutele» La Cgil scende in campo per difendere lo Statuto
VENEZIA. A quarant'anni dalla promulgazione dello Statuto dei lavoratori, le tutele nei luoghi di lavoro sono sempre più in pericolo e i casi di violazione della legge all'ordine del giorno. Di questo si parlerà domani Mestre in occasione dell'assemblea dei quadri e delegati della Cgil di Venezia, alla quale ha confermato la sua partecipazione Guglielmo Epifani, segretario generale del maggiore sindacato italiano. Se nel primo trimestre del 2010 l'80% delle nuove assunzioni sono precarie (dati VenetoLavoro) e nascono sotto il segno della crisi economica, il problema della difesa del lavoratore acquista un'importanza fondamentale. Una questione spinosa, se si aggiungono le dichiarazioni del ministro Maurizio Sacconi sull'obsolescenza dello Statuto e i nuovi dispositivi, arbitrato e giudizio per equità, contenuti nel Collegato al lavoro. Elementi che inducono i sindacalisti a parlare di crescente attacco condotto per via legislativa ai diritti del lavoro. «Lo Statuto ha portato la Costituzione italiana dentro ai luoghi di lavoro, perchè fa riferimento alla libertà, alla dignità, alla libera opinione e all'organizzazione sindacale. Per questo è ancora attuale, intoccabile nei contenuti di fondo e in particolare nell'articolo 18», dice Fabrizio Maritan, responsabile dipartimento mercato del lavoro Cgil Veneto. «La filosofia del governo e del ministro Sacconi è chiara quando annuncia di voler cambiare il nome dello Statuto da "dei lavoratori" a "del lavoro" in una logica di mercificazione. In questo modo il diritto al lavoro non è più un diritto speciale. Come nel diritto commerciale diventa solo venditore del proprio lavoro». Se i diritti costituzionali ripresi dallo Statuto dei lavoratori non possono perdere la loro efficacia nel tempo, durante la crisi la necessità di tutela è ancora più stringente. Dimissioni in bianco. Giovani precari, donne incinta, malati e invalidi. Sono queste le categorie più deboli che subiscono le conseguenze delle violazioni dello Statuto e che senza tali tutele rischiano di venire schiacciati dal meccanismo di un mercato del lavoro che in epoca di crisi non guarda in faccia a nessuno. Così ad esempio al momento dell'assunzione, quando il lavoratore è più debole perchè farebbe di tutto pur di ottenere un contratto, al candidato viene chiesto il massimo della disponibilità e della flessibilità, aggirando la legge col meccanismo delle dimissioni in bianco. «Al lavoratore ricattato vengono richiesti straordinari, orari più lunghi, flessibilità a lavorare nel fine settimana. Tutte pretese - spiegano al sindacato- che una persona con contratto a termine non può permettersi di disattendere in un momento di difficoltà a trovare lavoro». Il lusso della maternità. «Oltre ai licenziamenti obbligati fatti passare per volontari, ci sono casi di demansionamenti plateali in cui donne manager al rientro dalla maternità si ritrovano a fare le lavapiatti, oppure casi di trasferimenti di ramo d'azienda in cui, fatalità, gli unici dipendenti che non assunti dalla nuova ditta sono donne in maternità, incinta o in licenza matrimoniale», spiega Marta Capuzzo, legale che collabora con Cgil Padova. Esemplare l'avventura di una impiegata amministrativa, che al rientro dalla prima maternità vive alterne vicende, il licenziamento e l'impugnazione davanti al giudice. Avuto nel frattempo il secondo figlio, il reinserimento in azienda è in ufficio acquisti. Dopo un primo periodo di rodaggio arriva la richiesta di presentare il passaporto, destinazione India. «Volevano mettermi in difficoltà e non certo mandarmi in India», racconta. «Volevano farmi credere che sarei dovuta partire o dimettermi e questo mi ha provata anche psicologicamente».
Sabrina Pindo