Lavoratori in corteo «La Ditec resti a Quarto». Dipendenti con fischietti e vuvuzelas davanti alla sede della Provincia Il sindaco Conte: «Azienda leader, faremo di tutto perchè non delocalizzi»

QUARTO D’ALTINO Si sono presentati in massa davanti alla sede della Provincia, per farsi sentire con fischietti e vuvuzelas ed esprimere tutto il loro disagio verso l’azienda che ha deciso di spostare la produzione entro il 2013 per metà in Repubblica Ceca e per metà in Cina, lasciando a casa 90 dipendenti. Ieri mattina era in programma l’incontro tra l’azienda di via Pascoli, i sindacati e l’assessore provinciale al Lavoro Paolino d’Anna con i vertici dell’azienda per cercare di trovare una soluzione. «Sono rimasto deluso dalla mancata presenza oggi dell’amministratore delegato Zini – spiega d’Anna – nonostante fosse presente il direttore di produzione Bacchin. Trovo grave che una multinazionale come la Ditec, annunci ai suoi dipendenti con un foglietto che nel 2012 ci saranno 90 esuberi come previsto da un piano di ridimensionamento. Per questo motivo mi sono attivato con il Ministero dello Sviluppo economico,  e con tutta probabilità saremo ricevuti a Roma il 9 gennaio prossimo, quindi in tempi brevissimi. Tutti assieme, Provincia, Regione, Comune e organizzazioni sindacali dobbiamo fare lobby, per favorire i lavoratori e quindi lottare contro l’impoverimento del territorio veneziano». Prosegue: «La Ditec è un’azienda rinomata per la produzione di porte automatiche, presente sul territorio altinate dal 1995, precedentemente con sede a Marcon. Quest’anno ha chiuso il bilancio con un + 12%. Nel 2009 è stata acquistata dalla multinazionale svedese Assa Abloy che nei giorni scorsi ha annunciato l’intenzione di delocalizzare la produzione nella Repubblica Ceca ed in Cina, e per questo motivo ha presentato un piano di ridimensionamento che interessa 90 dipendenti». «Trovo poco rispettoso verso i dipendenti – precisa il sindaco Silvia Conte – che non ci fosse l’ad. Abbiamo fissato la data del tavolo con il Ministero. Dobbiamo capire, e io ci confido, se c’è la possibilità per una azienda sana di ritenere competitivo rimanere in Italia e non emigrare all’estero. Il futuro si gioca proprio su questo fronte, sulle sfide locali. Anche oggi (ieri per chi legge, ndr) ho visto lavoratori che amano la loro ditta, disposti a rivedere turni e modo di lavorare pur di salvare la produzione e mantenerla da noi». Di pendenti e sindacato, nel frattempo, annunciano che non si daranno per vinti e ricorreranno ad ogni mezzo pur di far sentire la loro voce. Ieri si sono riuniti in assemblea per stabilire il piano di azione. Venerdì hanno in mente invece di sfilare per le strade del paese, da via Pascoli fino in municipio.

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