La rivolta a Milano, l'integrazione in Veneto. Qui i lavoratori stranieri rappresentano il 10% degli occupati
Sei sanatorie ufficiali in poco più di vent'anni, più quelle mascherate dietro i decreti sui flussi. Provvedimenti di varia natura, più o meno fantasiosi, più o meno efficaci, da parte di sindaci alcuni dei quali tengono più a rendere visibili se stessi che invisibili gli immigrati.
Una legge che classifica come reato la permanenza nel nostro territorio senza permesso di soggiorno, di fatto inapplicabile per mancanza di strutture e mezzi adeguati, come testimonia la rivolta etnica di via Padova a Milano.
In tutta Italia i posti nei centri di identificazione ed espulsione sono 1.220, una goccia nell'oceano. A dispetto di rimedi, provvedimenti e polemiche, gli stranieri a casa nostra continuano a crescere: tra il 19991 e il 2007, i permessi di soggiorno concessi ad extracomunitari sono quasi quadruplicati, passando da 548.531 a 2.063.127; e i residenti, che erano poco più di mezzo milione nel'91, sono saliti a 3 milioni e mezzo. In questo contesto generale, il Nordest si rivela una realtà di punta, con una forte accelerazione: erano pari all'11-12 per cento del totale degli stranieri presenti in Italia, oggi sono balzati al 16-17 per cento. Lo segnalano i dati elaborati dalla Fondazione Nordest, che stima nel complesso la presenza di immigrati, clandestini compresi, ad oltre 600 mila persone, di cui poco meno di 350 mila in possesso di regolare permesso di soggiorno; nel 1991, per stabilire un termine di paragone, erano poco più di 60 mila.
La quota più consistente è chiaramente quella del Veneto, con 245 mila; il Friuli-Venezia Giulia è poco sotto i 62 mila; il Trentino-Alto Adige viaggia sui 43 mila. Commenta Daniele Marini, direttore della Fondazione: «La crescente presenza di immigrati a Nordest è correlata anche all'incidenza degli arrivi dai Paesi dell'Est europeo, per i quali la nostra area rappresenta l'approdo geograficamente privilegiato. Da tenere in evidenza anche la quota di stranieri residenti sulla popolazione, indicatore di grande importanza perché testimonia più di ogni altro il grado di rilevanza (o meno) della questione-immigrati in una data società».
A Nordest, tale quota è salita dall'irrisorio 0,7 per cento del 1991 al 5,2 del 2007, con riferimento ai soli extracomunitari (da ricordare a tale proposito che l'ingresso nell'Unione Europea di Romania e Bulgaria ha abbassato l'incidenza di questi ultimi), mentre è salita dallo 0,9 al 7,9% con riferimento al totale degli stranieri. A livello di singole regioni, il Veneto arriva all'8,4%, il Trentino-Alto Adige al 7, il Friuli-Venezia Giulia al 6,8.
Osserva Marini: «Queste differenze tra le regioni nordestine nell'incidenza della presenza straniera hanno iniziato ad evidenziarsi a partire dal 2000, e sono aumentate negli anni successivi, segno di una recente diversa capacità di attrazione di flussi migratori».
Il recentissimo rapporto edizione 2009 dell'Osservatorio sull'immigrazione del Veneto rafforza queste cifre e considerazioni. Gli stranieri rappresentano ormai il 10 per cento della forza-lavoro complessiva, con punte del 19 per cento nelle costruzioni, del 13 per cento nell'industria manifatturiera, del 22 nei servizi; nel lavoro domestico costituiscono l'80 per cento degli addetti; in agricoltura, in province come Verona, Treviso e Padova gli extracomunitari superano i lavoratori comunitari.
A livello nazionale, l'ultimo rapporto Ispu segnala che i consumatori stranieri in Italia crescono di 400 mila all'anno, e raddoppieranno entro il 2030. La loro spesa complessiva nel 2009 ha sfiorato i 40 miliardi di euro (erano 25 nel 2007), specie per vitto e alloggio, ma con una quota significativa (15 per cento) anche di risparmio. E' dunque in atto una sorta di rivoluzione silenziosa che Maurizio Ambrosini nel sito lavoce.info, così commenta: «La società italiana non sta diventando multietnica perché qualche scriteriato ha aperto le porte. Il cambiamento avviene per dinamiche ed esigenze che hanno origine all'interno della nostra società, e in modo specifico sul mercato del lavoro. In realtà, noi produciamo ogni giorno la società multietnica, quali che siano le nostre opinioni al riguardo. Non è possibile utilizzare le braccia e rifiutare le persone, o negare loro di poter entrare un giorno a pieno diritto nella comunità di cui ormai di fatto fanno parte».
Da notare infine che il rapporto Ocse sulla città-regione veneta, una cui anteprima è stata presentata nei giorni scorsi dalla Fondazione Venezia, segnala il potenziale ruolo degli immigrati come antidoto a fenomeni vistosi quale ad esempio l'invecchiamento della popolazione; e nel sottolineare l'esigenza di una manodopera qualificata, sottolinea il ruolo fondamentale che potranno avere gli immigrati in possesso di alta specializzazione, come già avviene in altri Paesi occidentali, dagli Usa alla Gran Bretagna, dalla Germania alla Francia.
Francesco Jori