La «ripresina» c'è ma non per il credito e l'occupazione. Settori quali meccanica, ottica ed energia elettrica hanno prodotto circa il 23% in meno
La «ripresina» c'è ma non per il credito e l'occupazione. Settori quali meccanica, ottica ed energia elettrica hanno prodotto circa il 23% in meno
VENEZIA. Qualche tenue segno di ripresa tra l'estate e il primo scorcio dell'autunno mostra che l'economia del Veneto ha passato il punto peggiore della crisi, anche se nessuno può dire quanto solida sarà la ripresa. Ma la situazione resta pesante sia sul fronte dell' occupazione, che continua e continuerà ancora a mostrare segni di debolezza, che su quello del credito. La "stretta" operata, soprattutto dalle grandi banche (-10% di prestiti alle imprese), morde le imprese che ricorrono sempre di più ai piccoli istituti che hanno aumentato i prestiti del 3,6%.
Nel complesso il tasso di aumento degli impieghi è sceso a zero, quello alle famiglie va un po' meglio. Saranno anche dati dovuti alla fermata dell'economia, ma 37 imprese su 100 intervistate tra fine settembre e inizi ottobre dicevano di avere avuto un inasprimento delle condizioni di credito, 13% avevano avuto il rifiuto a nuovi finanziamenti o richieste di rientrare. E se anche la situazione è in leggero miglioramento rispetto ai pessimi livelli di aprile, sono dati ancora elevati.
E'questa la doppia faccia che presenta l'analisi congiunturale che la Banca d'Italia del Veneto ha illustrato ieri. Sintetizza Giancarlo Salvemini, direttore della sede: «L'ultimo bilancio che abbiamo tracciato, sei mesi fa, aveva dati di consuntivo ancora buoni e una situazione di prospettiva preoccupante. Adesso la situazione è opposta: i dati di consuntivo sono difficili, ma la situazione mostra alcune schiarite perchè la caduta della produzione si è fermata e le aspettative degli operatori sono per un miglioramento».
Quanto durerà questa schiarita, dovuta ad una qualche ripresa delle vendite e alla ricostituzione delle scorte di magazzino, che sono a livelli bassissimi, non è dato sapere. Ma è certo meglio di quel che ci aspettava qualche mese fa quando si agitavano recessioni senza fine, tipo anni trenta. Perfino il turismo è andato meno peggio del previsto mostrando,alla fine, una caduta contenuta(-0,9% nei primi otto mesi) con un recupero estivo dovuta soprattutto agli stranieri sulle spiagge.
Eppure sul Veneto, come ha illustrato nei dettagli il capo del servizio studi Massimo Gallo, la crisi lascia un segno pesante. Sul fronte della produzione dove ad essere colpito soprattutto è stato il settore di punta della meccanica fortemente proiettato sull'estero, sul quale ha pesato la caduta degli investimenti: la discesa della produzione in questi settori a maggior valore aggiunto è stata del 23% per le gli apparecchi meccanici e del 22.7% per quelli elettrici e ottici. Ed è proprio l'industria manifatturiera e quella delle costruzioni ad avere registrato la più forte caduta dell'occupazione: blocco delle assunzioni, mancati rinnovi dei contratti a termine e licenziamenti contenuti nelle grandi imprese, mentre nelle piccole, fino all'arrivo della Cassa in deroga, si è proceduto ai licenziamenti individuali. Coloro che prevedono di chiudere i conti in utile è sceso dal 60 al 40%, mentre le banche registrano un aumento dei prestiti in sofferenza e delle partite «incagliate».
Alessandra Carini