La richiesta di aiuto al prefetto: «La montagna è la più colpita»

La richiesta di aiuto al prefetto: «La montagna è la più colpita»
BELLUNO. Dietro alle bandiere, ci sono storie spesso simili di precariato e di vita, di incertezza e di mortificazione. Ci sono rabbia e amarezza nella giornata della protesta dei prof bellunesi. Stavolta non si critica una sola legge, ma un intero sistema che - per molti - potrebbe portare a uno sclerotico effetto domino, soprattutto nelle scuole di montagna. "Rischiamo di scomparire", il grido d'allarme. Ma tra un taglio e l'altro c'è una preoccupazione in particolare: quella per i bambini con problemi di apprendimento. «Non ci sono più le risorse necessarie», afferma un'insegnante della Valbelluna, Danila Tirabeni. «La verità è che chi avrà la disponibilità economica potrà fare altrimenti, gli altri rimarranno indietro. Non è questo il Governo che tra i suoi slogan voleva mettere tutti sullo stesso piano?». Ma nella giornata del sit-in - pardon della "manifestazione-assemblea" come la chiamano gli organizzatori - ci sono anche bidelli e impiegati. L'altra faccia della crisi, infatti, sono loro. «Fino a qualche anno fa, prima di essere assunto come impiegato rimanevi precario per due-tre anni. Adesso ne occorrono almeno dieci e ancora non c'è la certezza di essere assunti a tempo indeterminato», spiega un'amministrativa, Carla Tettoni. «E questo vale anche per me, che sono stata inserita nella cosiddetta prima fascia». Gli insegnanti di Cgil, Cils, Snals e Gilda hanno chiesto di intervenire presso il Governo anche al prefetto di Belluno, Carlo Boffi. «La scuola di montagna è la più penalizzata. Basta guardare ai dati percentuali. Va bene lo spopolamento, ma qui si rischiano di perdere i veri presidi del territorio». (cr.ar.)

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