La questione dei risarcimenti. «Sullo stesso piano chi ha salvato tutto e chi è rimasto senza nulla»
Lunedì 13 Febbraio 2012, Venezia - L’ultima lettera che hanno ricevuto da Costa Crociere è quella con cui mettono a loro disposizione uno psicologo nel caso non abbiano ancora elaborato lo choc del naufragio. «Siamo ritornati alla vita normale anche se, è inutile nasconderlo, spesso il pensiero ritorna a quella notte terribile». I coniugi Gervaso nella loro casa in via della Pianca sono quasi restii a raccontarsi di fronte al cronista, hanno rifiutato molte interviste, persino della tv nazionale della Repubblica Ceca dato che Eva era l’unica cittadina ceca imbarcata sulla Concordia temono che la gente possa pensare che vogliano farsi pubblicità, mettersi in mostra. Li rassicuriamo che non è così, che la loro vicenda ha commosso tutti.
«Siamo rientrati solo con i vestiti che ci hanno fiorito i volontari - continuano Eva e Maurizio - abbiamo perso tutto. Documenti, soldi, i souvenir regali acquistati per parenti e amici, la macchina digitale con le foto di quelle che per noi era stata fino ad allora una vacanza indimenticabile. E anche - aggiunge Eva - la collana di perle nere che Maurizio mi aveva regalato e a cui tenevo tanto». Quest’ultimo ammette: «Faccio fatica a dormire, non per la paura, ma per la rabbia vissuta di fronte alla disorganizzazione e alla superficialità che hanno messo a rischio la nostra incolumità e causato la morte di tante persone»
Il risarcimento? «Finora ci hanno rimborsato il costo del viaggio, 1.875 euro, per il resto l’Adiconsum ci ha consigliato di aderire alla proposta di 11mila euro per ogni naufrago. Sia chiaro noi non disprezziamo questi soldi sono tanti per una commessa stagionale e per un muratore. Ma ciò che non troviamo giusto - precisano - è mettere sullo stesse piano chi si è salvato senza il benché minimo disagio e persino con le proprie valige, come abbiamo visto con i nostri occhi allo sbarco a Savona, e chi come noi ha subito il trauma di gettarsi in acqua ed essere considerato disperso per oltre tre ore». (m.and.)