La protesta. In totale 20 mila persone contro il modello Fiat. In 300 al corteo di Padova
La protesta. In totale 20 mila persone contro il modello Fiat. In 300 al corteo di Padova
Tanti i rappresentanti dei metalmeccanici bellunesi in piazza
Sabato 29 Gennaio 2011, Belluno - Le tute blu bellunesi in strada contro il "modello Fiat". Erano 20 mila ieri i metalmeccanici che hanno manifestato nelle vie di Padova sotto la bandiera della Fiom, per dar voce alla loro rabbia contro il nuovo tipo di contratto "Marchionne" che probabilmente si ripercuoterà su tutto il settore.
A dar man forte ai "colleghi di fabbrica" oltre 300 metalmeccanici delle aziende bellunesi hanno raggiunto la città patavina. Rappresentanze di Clivet, Costan, Acc, Pandolfo, Form, Gruppo Ali, Eliwell (solo per citarne alcune) hanno urlato il loro "no" a questo "passo indietro" nei diritti dei lavoratori.
«Siamo qui - spiega Antonella Susana (Acc) - per difendere la libertà all'interno dei luoghi di lavoro. Chi entra in fabbrica deve rimanere una persona e deve essere tutelato».
Il nuovo contratto Fiat viene presentato come il passo corretto verso l'uscita dalla crisi: «Per il momento non è il nostro contratto - dice Lorenzo Annibali (Eliwell) - ma Federmeccanica lo consiglia ai suoi associati e a questo punto è giusto pensare che anche nelle fabbriche bellunesi venga applicato».
Nel corteo dei 20 mila anche molti giovani studenti che sfilano al fianco della Fiom e «vogliono sicurezza per il loro futuro».
Le vie di Padova sono gremite dai manifestanti diretti in piazza dei Signori per il discorso finale del segretario nazionale Fiom, Giorgio Cremaschi. Unanimi sono le parole di Ugo Zabot e Lino Baccari (Pandolfo Alluminio): «Siamo qui per rivendicare dei diritti sacrosanti conquistati nel tempo. È una vergogna che sindacati come Cisl e Uil non abbiano difeso la categoria più debole». Il contratto Fiat non permetterà di uscire dalla crisi, lo spiega Marilena Sartor (Costan): «Non è una soluzione. Bisogna parlare di possibilità, nuove produzioni, nuovi investimenti. Il contratto nazionale dà le basi e poi si va a migliorare. Ora viene tutto cancellato e si riparte da zero, senza tutela».