La polemica. Dopo l'approvazione del provvedimento da parte del Parlamento, gli enti locali corrono ai ripari. E la Regione ha già pronte le contromisure. «L'acqua ai privati? Può restare ai veneti»
La polemica. Dopo l'approvazione del provvedimento da parte del Parlamento, gli enti locali corrono ai ripari. E la Regione ha già pronte le contromisure. «L'acqua ai privati? Può restare ai veneti»
L'assessore regionale Conta: «Il consorzio tra società pubbliche parteciperà alle gare» L'Aato: «Priorità all'efficienza»
Non sono bastati gli slogan di consumatori e ambientalisti né l'altolà di varie forze politiche che annunciano già il referendum abrogativo: da ieri il decreto Ronchi, approvato alla Camera, è legge e, secondo l'articolo 15, la gestione dell'acqua è liberalizzata.
L'affidamento dei servizi pubblici locali, tra cui quelli idrici, avverrà quindi attraverso gare ad evidenza pubblica, aperte a società con azionariato anche misto pubblico-privato. Bandi che, avvertono gli addetti ai lavori, avranno verosimilmente portata europea. L'affidamento «in house» da parte dell'ente locale a una società direttamente controllata (come avviene a Verona con Acque Veronesi e Azienda gardesana servizi) viene consentito solo «per situazioni eccezionali». Entro il 31 dicembre 2011, dunque, secondo quanto stabilito dalla normativa, anche l'affidamento ad Acque veronesi cesserà, salvo che un socio privato non rilevi almeno il 40% della società.
Ma in questo quadro non ancora definito, il Veneto potrebbe avere, già ad oggi, la professionalità e la forza per competere anche in ambito europeo, grazie a una sinergia, in atto da oltre due anni, tra le società che gestiscono l'acqua nei capoluoghi della regione (con una copertura di 2,5 milioni di utenti), e che vede Verona come capofila.
Lo annuncia soddisfatto l'assessore regionale all'Ambiente Giancarlo Conta: «Si tratta di un consorzio nato tempo fa come coordinamento delle società di gestione dell'acqua a Verona, Vicenza, Padova e Treviso, che hanno stipulato dei protocolli d'intesa con l'obiettivo di ridurre i costi e ottimizzare gli investimenti. E i risultati ci sono già: il raggruppamento ha partecipato a una gara per acquisire energia e il risparmio totale è stato di 5 milioni di euro».
Un sodalizio nato con altri intenti ma che, nella congiuntura attuale, potrebbe quindi tornare davvero utile. «Il consorzio potrebbe infatti concorrere ai bandi di gara previsti dalla legge appena votata facendo fronte alla concorrenza e ottimizzando le prestazioni. Ora si tratta solo di arrivare ad un'intesa più definita dal punto di vista amministrativo. E in questo modo l'acqua può restare ai veneti».
«Privatizzare Acque Veronesi e Ags non era certo una priorità», commenta Luciano Franchini, direttore generale dell'Autorità d'ambito territoriale ottimale veronese (Aato), che ha il compito di organizzare il servizio idrico integrato con funzioni di programmazione e di controllo. «La situazione da noi è buona e le tariffe si collocano nella fascia più economica del panorama nazionale. Chiaramente il governo ha una visione diversa dalla nostra: l'Italia è lunga, le esperienze diverse. Forse, più che obbligare alla privatizzazione, sarebbe stato utile discriminare tra chi funziona e chi no, valorizzando le prime realtà e mirando a risolvere i problemi dove il sistema non ingrana».E.P.