La manifestazione della Fiom Cgil.Lo sciopero riguardava solo 4 aziende

Nell'ambito delle iniziative organizzate dalla Fiom Cgil contro l'accordo separato per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici, circa 400 lavoratori del 1° turno di lavoro della Valbruna, della Campagnolo, della Mecc Alte e della Bdf, venerdì scorso alle 9.30 sono usciti dai loro stabilimenti, in sciopero, e vestiti con le loro tute blu hanno dato vita ad una vivace manifestazione in zona Fiera, per poi rientrare al lavoro alle 11.
L'iniziativa è stata molto apprezzata dai lavoratori, perché finalmente alcune Tv hanno ascoltato e dato spazio alla loro voce, solitamente assente e dimenticata anche se riguarda milioni di persone in Italia, che oltre ad avere i salari tra i più bassi in Europa da un anno fanno i conti con la Cassa Integrazione e con l'incubo dei licenziamenti.
Ha profondamente indignato il sottoscritto e quanti erano presenti all'iniziativa leggere sul Giornale di Vicenza del giorno successivo che alla manifestazione hanno partecipato solo 400 metalmeccanici su 40.000 in provincia e che dunque la maggioranza della categoria pare avere condiviso la scelta dei sindacati che hanno firmato l'accordo.
Lo sciopero non riguardava i 40.000 metalmeccanici vicentini, ma solo quelli di 4 aziende, e la manifestazione ha coinvolto solo i lavoratori del 1° turno di lavoro di queste aziende. Scrivere pertanto che, visto il numero dei manifestanti, la maggioranza dei metalmeccanici condivide la posizione dei sindacati firmatari dell'accordo separato significa fare un'affermazione priva di alcun fondamento. Anzi, la riuscita dell'iniziativa dimostra esattamente il contrario!
Per capire l'argomento occorre sapere che il 15 ottobre scorso è stato raggiunto un accordo per il rinnovo del contratto nazionale di oltre un milione di lavoratori metalmeccanici. L'accordo non è stato però sottoscritto dalla Fiom, organizzazione di maggioranza a livello nazionale per numero di iscritti e per numero di rappresentanti nelle fabbriche.
La Fiom contesta in particolare gli aumenti delle retribuzioni previsti nell'accordo, compresi tra i 16 ed i 19 euro netti mensili a partire dal gennaio prossimo e per tutto il 2010.
Si deve sapere anche che i sindacati firmatari avevano nel giugno scorso disdetto con due anni di anticipo il contratto vigente, senza prima informare i lavoratori e nonostante il parere contrario della Fiom, firmataria di quel contratto.
Occorre poi sapere che dopo la firma dell'intesa questi sindacati non hanno voluto svolgere assemblee unitarie nei luoghi di lavoro per favorire un confronto sulle diverse posizioni.
Si deve infine sapere che i sindacati firmatari hanno rifiutato la nostra proposta di sottoporre l'intesa al voto dei lavoratori, come avvenuto negli ultimi due rinnovi contrattuali, e che hanno deciso che faranno votare solo i loro iscritti. Significa che circa un 10% di lavoratori metalmeccanici deciderà per tutti!
Nelle centinaia di assemblee che come Fiom stiamo svolgendo emerge chiaramente che la maggioranza dei lavoratori ritiene che gli aumenti economici previsti nell'accordo siano troppo bassi e che la stragrande maggioranza di essi chiede che l'accordo venga sottoposto al voto di tutti i lavoratori.
Al di là dell'opinione che ognuno può avere sulla bontà o meno dell'intesa, appare del tutto evidente che questo rinnovo contrattuale solleva una grande questione di democrazia nei luoghi di lavoro. Per la Fiom non è accettabile che la minoranza imponga un accordo alla maggioranza e soprattutto che il 10% dei lavoratori decida per tutti.
In politica una cosa del genere verrebbe definita "un colpo di stato", "un attentato alla democrazia", e tutti vi si opporrebbero. Perché questo non vale nelle fabbriche?
Giampaolo Zanni - segretario generale Fiom Cgil Vicenza

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