La festa del lavoro. Escluse dalle deroghe alcune ricorrenze come il Primo maggio.Negozi aperti: «Violato un patto»
La festa del lavoro. Escluse dalle deroghe alcune ricorrenze come il Primo maggio.Negozi aperti: «Violato un patto»
I sindacati: «Due anni fa fu sottoscritto un impegno morale anche per le città d'arte»
Giovedì 29 Aprile 2010, Treviso - I negozi aperti il Primo maggio non rientrano nei patti. Di fronte alle molte, sempre più probabili, saracinesche aperte sabato prossimo, i sindacati trevigiani del commercio richiamano l'accordo sottoscritto nell'ottobre 2008 con l'Ascom Confcommercio proprio in tema di aperture straordinarie. L'intesa impegna ad escludere le festività principali: Natale e Santo Stefano, Pasqua, Capodanno, 25 aprile, 2 giugno, Ferragosto, 2 novembre e, appunto, primo maggio. Per la maggioranza dei comuni (in cui spetta ai sindaci fissare otto deroghe all'anno) l'appello è rivolto agli enti locali, fino alla Regione. Per le città d'arte e turistiche, come Treviso (per le quali la legge Bersani lascia libertà di apertura agli esercenti stessi, in base alle indicazioni dell'amministrazione), il documento detta una sorta di impegno «morale» dei commercianti a santificare le feste. Impegno che ora, per i confederali, rischia di essere rinnegato.
«A nostro avviso tenere aperto il primo maggio è inopportuno - ribadisce Mirco Ceotto, segretario provinciale della Fisascat Cisl - È incredibile che nella giornata della festa dei lavoratori, ci siano clienti che preferiscono fare la spesa piuttosto che godersi la festa in famiglia. Alla stessa famiglia, però, il primo maggio è "vietato" andare dal proprio medico, fare una visita in ospedale, cambiare un assegno in banca, pagare un bollettino postale».
I sindacati chiedono di distinguere tra attività turistiche e non: «L'interpretazione estensiva della legge ha portato alla sua stortura - nota Luigino Tasinato, leader della Filcams Cgil -e il prezzo finiscono per pagarlo soprattutto commesse e lavoratori. Come al solito ci distinguiamo negativamente dagli altri paesi d'Europa dove ormai si chiude anche il sabato pomeriggio: da noi si vuole invece tenere aperto anche nei giorni di festa».
«È vero che altri lavorano in queste giornate - chiosa Massimo Marchetti, responsabile della Uiltucs Uil -, ma non credo che i consumi si rilanciano tenendo aperto il primo maggio. Il valore storico di questa data va valorizzato. Si va verso il solito ragionamento che la gente è a casa e quindi qualcuno va a comprare, cioè verso una logica consumistica del momento».