La denuncia

Conferma Filippo De Marchi, presidente di Apindustria Vicenza: «Il dramma di Trivellin evidenzia come il ritardo nei pagamenti sia un problema molto grave. In particolare grandi aziende e catene di distribuzione, italiane e straniere, hanno spostato i versamenti di 30/60 giorni. E' una delle lamentele più ricorrenti degli associati, pressati anche dalla stretta nella concessione del credito: dopo un paio di insoluti, la banca non accetta più le ricevute». «Spesso vengono cercati alibi per sospendere i pagamenti - rincara Roberto Zuccato, presidente di Assindustria Vicenza- i ritardi arrivano fino a sei mesi. E' un fenomeno da condannare, la situazione è drammatica. Siamo pronti a fornire alle imprese anche sostegno psicologico». Preoccupato Francesco Peghin, presidente di Confindustria Padova:
Supporto psicologico, consulenza, prestiti e intercessioni con le banche. All'indomani del suicidio del vicentino Paolo Trivellin, disperato perchè non riusciva a farsi saldare un lavoro nè a ottenere credito, e quindi nemmeno a pagare i dipendenti, il Veneto scende in campo per prevenire nuove tragedie. Le associazioni di categoria lanciano l'appello: «Gli imprenditori in difficoltà vengono da noi, li aiuteremo. Enti pubblici e banche facciano la loro parte, rispettivamente pagando le commesse e concendendo alle aziende in crisi i prestiti necessari a restare a galla». «Chiedo più impegno nel non lasciare soli gli imprenditori che resistono, e grande responsabilità da parte di tutti, politica, banche, istituzioni». E dà il buon esempio: l'associazione che presiede ha firmato un accordo con la Cassa di Risparmio del Veneto per la moratoria di un anno delle rate di mutuo (già concessa amille aziende), avviato il nuovo desk «credito e finanza» per assistere le imprese nel rapporto con gli intermediari finanziari e migliorare l'accesso al credito, e intrapreso attività sperimentali di accompagnamento anche psicologico. Come gli incontri motivazionali offerti alle piccole subfornitrici della Bassa Padovana, in ginocchio per la crisi della meccanica. Insomma, Confindustria è in prima linea. «Abbiamo potenziato i servizi di assistenza, che ormai lavorano h24 per intercettare i bisogni in tempo reale- rivela il vicedirettore Gianpaolo Pedron -. Ci sono il sindacato, la prima porta che apre un industriale in difficoltà per gestire il rapporto con le maestranze, e i servizi finanziari, pronti ad aiutarlo ad analizzare la sua situazione, nei casi più complessi avvalendosi di commercialisti specializzati e convenzionati. Poi accompagniamo fisicamente gli imprenditori in banca e parliamo con il direttore, per l'accesso al credito. Infine c'è NeaFidi, che raggruppa i consorzi fidi provinciali (380 milioni di garanzie in essere, 65 milioni di patrimonio e 5 mila soci, ndr). Le richieste di aiuto sono centinaia - chiude Pedron- ne arrivano 10/30 per provincia alla settimana, abbiamo ritmi da Pronto soccorso. Esortiamo i colleghi in difficoltà a rivolgersi a noi: la nostra prima funzione è proteggerli, anche dalla loro disperazione».
Artigiani e Province
Il punto è che spesso non vogliono farsi proteggere. «La vera difficoltà è intercettare chi ha bisogno di sostegno - conferma Claudio Miotto, presidente di Confartigianato Veneto - l'artigiano non chiede aiuto, per vergogna e per orgoglio, lo vive comeun fallimento. Manoi lo esortiamo a cambiare idea: offriamo consulenza manageriale, finanziaria, una garanzia per il credito che lascia alla banca solo il 20% del rischio, consigli utili a salvare la casa, il patrimonio personale e la vita. Per un artigiano l'impresa è la prima figlia e spesso pur di non chiuderla si gioca tutto e allora noi operiamo anche sul fronte preventivo, organizzando incontri con famosi psicologi, coordinati da Paolo Crepet». Due i nodi secondo Miotto: «Le banche si sono fatte più furbette, nel 2008 concedevano tutto a tutti, adesso la prima cosa che dicono alle aziende in difficoltà è: andate dal consorzio di garanzia. L'altro cruccio è che tante aziende avanzano soldi dagli enti pubblici da mesi, se li ricevessero riacquisterebbero liquidità. Se poi si sbloccasse il Patto di stabilità, il denaro tornerebbe a girare e il lavoro riprenderebbe».
Si rimboccano le maniche anche le Province: hanno sottoscritto accordi con le banche per fermare il pagamento delle rate del mutuo sulla prima casa a chi non ce la fa (è un aiuto anche per molti imprenditori ormai senza liquidità) e segnalano alle Prefetture, intermediari con le banche, le aziende escluse dalla concessione del credito. A Vicenza la Provincia anticipa la cassa integrazione straordinaria grazie a un investimento di 1,5 milioni (dal settembre 2007), dà la precedenza alle pratiche su lavoro e crisi e ha creato un fondo di rotazione di 500 mila euro per piccole imprese, in collaborazione con la Cna e l'associazione artigiani. «Funziona da 5 anni e soddisfa 70 richieste all'anno- spiega il vicepresidente Dino Secco -. Gli artigiani devono poi restituire il prestito, secondo un piano di rientro stabilito con la banca. Diamo mediamente 25.000/30.000 euro a ditta, arriviamo fino a 45 mila, in venti giorni, dopo l'ok di una commissione composta da Provincia e categorie» Per la politica parla anche Giuseppe Bortolussi, candidato alla Regione per il centrosinistra: «Ha il dovere di sostenere gli imprenditori che si indebitano per pagare gli stipendi».
Michela Nicolussi Moro

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