La crisi non è finita, impera la cassa integrazione

La crisi non è finita, impera la cassa integrazione
Più di 5 mila addetti inseriti nelle liste di mobilità, mentre è in aumento l'impiego a chiamata

MESTRE. Dalla Nuova Pansac di Portogruaro, ad Aprila e San Benedetto di Scorzè, fino alla Speedline di santa Maria di Sala, al Lanificio Veneto e tante altre realtà produttive che a suo tempo hanno trainato la «locomotiva» veneta. Di grandi e medie aziende industriali e piccole imprese artigiane in difficoltà è piena tutta la provincia di Venezia, al pari del resto del Veneto. Basti pensare che il 2010 si è chiuso in provincia di Venezia con più di 5 mila lavoratori iscritti alle liste di mobilità e freschi di disoccupazione, tutti in attesa di un nuovo posto di lavoro.
In compenso, è aumentato il ricorso al cosiddetto «lavoro a chiamata», ovvero la grande area del lavoro precario, senza diritti e stabilità, che coinvolge sopratutto le giovani generazioni che s'affacciano al mondo del lavoro. Ma a guardare bene i numeri la «capitale» della crisi, che da anni divora posti di lavoro in grandi e piccole aziende industriali, è Porto Marghera, con un tasso di disoccupazione «record» al 16 % e migliaia di lavoratori sono ancora in cassa integrazione o già in mobilità. Tra questi si sono i dipendenti di Montefibre in cassa integrazione da due anni e ora a rischio di licenziamento. Poi ci sono i dipendenti della Vinyls Italia (ex Ineos) in amministrazione straordinaria da più di un anno e mezzo, saliti per la terza sulla torre più alta del Petrolchimico. Restando al Petrolchimico - che negli ultimi dieci anni ha perso due terzi dei suoi impianti e altrettanti posti di lavoro nella chimica e nella siderurgia - c'è anche la Solvay che ha annunciato una ulteriore riduzione di posti di lavoro. In difficoltà anche la multinazionale agroalimentare Bunge, che ha già messo in mobilità una parte di lavoratori e in vendita gli impianti. Come se non bastasse, da lunedì prossimo all'esercito di cassintegrati s' aggiungeranno 300 (dall'estate prossima diventeranno 590) dei 1.080 dipendenti di Fincantieri - rimasta a secco di nuovi ordini di lavoro - ai quali si aggiungono i licenziamenti nelle imprese degli appalti. Da mesi, infine, le centrali elettriche di Enel ed Edison lavorano, a causa della minore domanda d'energia, a ritmo ridotto o vengono spente del tutto. (g.fav.)

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