«La crisi non è colpa di noi immigrati»
«La crisi non è colpa di noi immigrati»
Duemila in piazza: su permessi e ricongiungimenti trattateci da umani
Lorenzon: «Non si fa integrazione con le ronde e mettendo in discussione il diritto di cittadinanza di chi perde il lavoro»
«In fabbrica, adesso, sembra che la crisi sia colpa nostra». Non servono molte parole, all'operaio senegalese, per descrivere cosa significhi oggi essere immigrati, a Treviso. Sono duemila, in piazza Vittoria: non chiedono la luna, ma di poter godere di diritti che dovrebbero essere scontati, dal rinnovo del permesso di soggiorno in tempi "umani" ai ricongiungimenti familiari.
Una manifestazione pacifica, organizzata dalle associazioni dei migranti e dai sindacati, rovinata però dalla tensione causata dall'incursione di un gruppo di attivisti dei centri sociali: hanno contestato (parole pesanti in particolare contro il segretario Cgil, Paolino Barbiero), volevano salire sul palco, è finita tra spintoni e il lancio dell'asta di una bandiera sul palco. I tafferugli hanno portato alla decisione di interrompere in anticipo: la manifestazione doveva durare fino alle otto con canti e musica, ma alle sei era già tutto finito.
Peccato, di quelle scene non si sentiva proprio il bisogno: era una manifestazione voluta «per dare un volto a tutti gli "invisibili" della nostra provincia, e che troppi ancora non vogliono vedere - come ha detto dal palco il segretario Cisl, Franco Lorenzon - e per dare una voce a tutti coloro che non hanno diritto di parola e ai quali viene chiesto di tacere».
«Sembra che adesso la causa della crisi siamo noi». Lo sfogo di un operaio senegalese descrive cosa sta succedendo in questi mesi: le fabbriche perdono colpi e, sempre più spesso, i problemi occupazionali scatenano tensioni tra immigrati e "indigeni". «Io lavoro a Conegliano, vicino alla Electrolux - dice l'operaio - e il clima che si respira non è più sereno come qualche mese fa. Ora anche in ospedale rischiamo di essere denunciati, se non siamo regolari». E, spesso, il rinnovo del permesso di soggiorno ha tempi biblici. «Il mio è scaduto il 30 giugno 2007 - dice un altro immigrato senegalese, che lavora alla Aia di Vazzola - e sto ancora aspettando che mi arrivi il rinnovo». «Non si fa integrazione - dice Lorenzon dal palco - se i permessi di soggiorno vengono concessi in tempi scandalosamente lunghi e indegni di un paese civile». Parte il boato d'approvazione. «Non si fa integrazione - prosegue il segretario Cisl - se la perdita del posto di lavoro mette in discussione anche il diritto a rimanere in Italia». Da qui la richiesta, in coro con Antonio Confortin (Uil) e Barbiero: garantire agli immigrati regolari i loro diritti, e non cercare di risolvere i problemi di sicurezza con una caccia alle streghe. «Non sono le ronde a rappresentare la giusta risposta - dicono i sindacati - perché non intervengono sulle cause, ma solo sugli effetti».
In piazza Vittoria ci sono nigeriani, senegalesi, indiani, albanesi. Ci sono bambini, ci sono tamburi e bandiere. Arrivano i centri sociali, già protagonisti di tafferugli con la polizia, e il clima si guasta. Con i megafoni coprono la voce di chi parla dal palco, cercano di salire con la forza, vengono respinti dal servizio d'ordine allestito dai volontari dei sindacati. Ce l'hanno con Barbiero. Il segretario Cgil dice «abbiamo lavorato tre mesi con le associazioni e con i Comuni per organizzare questa manifestazione», loro gli gridano: «Hai lavorato con la questura», accusandolo di essere il "mandante" del blocco della polizia che qualche minuto prima ha stoppato il loro corteo. Finisce con un paio d'ore di anticipo e l'amaro in bocca. «Hanno voluto rovinare tutto, e ci sono riusciti - dice Barbiero - così non fanno altro che reggere il sacco della Lega Nord».
Fabio Poloni