La crisi delle fabbriche in lista è boom di operai candidati. Da Montefibre all'Alcoa, la battaglia si sposta sulla caccia ai voti

La crisi delle fabbriche in lista è boom di operai candidati. Da Montefibre all'Alcoa, la battaglia si sposta sulla caccia ai voti
MESTRE - Ci sono sempre stati, ma questa volta è completamente diverso: ci hanno pensato i coordinatori provinciali dei venti partiti in lizza per le comunali a chiamarli uno per uno. E li hanno scelti anche sulla base delle fabbriche per cui lavorano. Omeglio per cui lavoravano, visto che molti sono finiti in cassaintegrazione.
Sarà che la prima linea nelle battaglie dà visibilità (e dunque voti). Sarà che dopo un anno così tragico per le aziende, un esponente di quel mondo alza l'audience della lista. Fatto sta che nell'epoca di declino industriale a Marghera e di campagne elettorali, gli operai delle fabbriche fanno capolino in quasi tutte liste per il Consiglio comunale. Poco meno di trenta nomi su ottocento candidati, ma «firmati»: Vinyls, Montefibre, Eni, Alcoa, Nuova Pansac. A dire il vero, a iniziare la «caccia» all'operaio ci ha pensato Renato Brunetta: prima di presentare Marina Salomon e Mara Venier come supporter della propria candidatura e lista, ha lanciato Michele Zennaro, operaio del Petrolchimico, sostenitore (ma non candidato) del ministro pidiellino, addirittura con una conferenza stampa. Poi è stato il turno dell'Italia dei Valori che ha candidato Roberto Causio, con tanto di presentazione («una figura sempre in prima linea nelle lotte per gli operai») e della Lega Nord che ha aperto una sede a Marghera dopo un aumento delle adesioni provenienti dal mondo delle fabbriche. Non è un caso infatti se per la prima volta il Carroccio può contare su due operai piuttosto noti: Andrea Fusati e Valter Granzotto, già esponenti sindacali in Alcoa e alla raffineria dell'Eni. «Quando è scoppiato il caso di Alcoa la Lega è stato l'unico partito che ha fatto qualcosa di concreto - dice Fusati - Callegari e Zaia sono sempre stati in prima fila. Senza le pressioni della Lega sul governo e sulla multinazionale non avremmo ottenuto proroghe e oggi Alcoa sarebbe chiusa». «Macché Lega Nord - ribatte Mirco Alfaré, anche lui operaio di Alcoa candidato nelle fila di Rifondazione - gli unici che fanno qualcosa per noi operai e che difendono il lavoro, sono i partiti della sinistra. Il governo non ha fatto nulla». Ma non è solo Alcoa ad essere divisa: a fare un po' i conti ci si accorge che gli operai candidati sono equamente spartiti tra la destra e la sinistra. «Non ho mai fatto politica in vita mia - racconta Roberto Causio di Vinyls candidato con Ferruccio Favaro e Livio Rioda per il partito di Di Pietro - l'Italia dei Valori mi ha dato il modo di poter portare i problemi delle fabbriche in Consiglio comunale e quindi ho accettato. Io voglio solo avere una voce, non si tratta di propaganda». «E' normale accettare una candidatura, se ti fidi di chi te la chiede - spiega Luca Bonzio della Pansac - è per questo che mi sono candidato con gli Amici Popolari». Tutti hanno comunque un passato sindacale e lavorano per una fabbrica nota: quelli della Lista D'Anna (Benin, Buoso e Mazullo) vengono dall'Enel e da Montefibre e sono iscritti alla Uil o alla Cisl, mentre quelli di Rifondazione (Berlendis, Foffano, Bucca e Congiu) provengono da Vinyls, dalle ex Officine Aeronavali o dall'Eni e sono tutti iscritti alla Cgil. Niente operai invece nelle liste dei due maggiori partiti in città, il Pd (Maggioni: «Non strumentalizziamo le crisi delle aziende, teniamo al centro il tema del lavoro») e il Pdl («Li abbiamo candidati nelle Municipalità»). Tutto da copione invece la nutrita presenza di tute blu nelle fila del Partito Comunista dei Lavoratori che ne schiera nove e la loro totale assenza nelle civiche ambientaliste («In Comune» ed «Ecologisti radicali»). A contare della presenza di tute blu anche il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo: Emanuele Gavagnin, Davide Moroni e Michele Simion, tutti dipendenti di piccole aziende lagunari.

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