La crisi colpisce duro tra gli immigrati: il 16 maggio manifestazione di Cgil, Cisl e Uil
Rappresentano il 13 per cento della forza lavoro provinciale, contribuiscono al Pil trevigiano per quattro miliardi di euro e pagano 250 milioni in tasse
Venerdì 8 Maggio 2009, Treviso - Nella Marca, un licenziato su tre è straniero. Sul totale dei lavoratori entrati in mobilità nello scorso marzo (809), il 28 per cento non è italiano. Erano 30 su cento il mese precedente e 29 su cento nella media del periodo da agosto a gennaio. Per fare un raffronto, basti dire che in tempi pre-crisi, nel 2007, la quota si aggirava al 19 per cento.
Considerato che gli immigrati costituiscono circa il 13 per cento della forza lavoro trevigiana, la comunità straniera sembra pagare in maniera più che proporzionale la crisi. «In realtà non ci sono discriminazioni nei licenziamenti - spiega Franco Marcuzzo, responsabile dell'Anolf Cisl - il dato complessivo non tiene conto che i migranti sono quasi del tutto assenti, ad esempio, nel pubblico impiego. Nei comparti industriali più in difficoltà e in cui più si licenzia, invece, la loro presenza è in linea con le percentuali di quanti perdono il posto». Le diversità rischiano di emergere, però, in una seconda fase. Per i problemi noti: gli extracomunitari hanno più difficoltà ad essere riassunti, non dispongono di parenti in loco che diano una mano e la perdita del lavoro equivale al ritiro del permesso di soggiorno.
Proprio per riportare l'attenzione sulla questione Cgil, Cisl e Uil hanno promosso, con le associazioni degli immigrati, sabato 16 maggio, dalle 16.30, una manifestazione in piazza Vittoria. Tra musica e performance artistiche, lo spirito è sintetizzato dal titolo scelto per l'evento: "Insieme. Per uno sviluppo inclusivo in una società solidale e sicura". «Lanciamo un messaggio: bisogna salvaguardare la dignità di tutti e la sicurezza si raggiunge attraverso l'integrazione - nota Franco Lorenzon, segretario provinciale della Cisl -. Ma vogliamo anche ricordare che, sul piano economico, gli immigrati contribuiscono al Pil trevigiano per 3- 4 miliardi di euro e pagano 250-300 milioni di tasse, senza contare il volume di consumi che generano».
Il ritorno nei paesi d'origine degli stranieri licenziati, avvertono i confederali, è un'arma a doppio taglio: «Chi è qui ha imparato la lingua e un mestiere. Se va via, quando ci sarà la ripresa e servirà manodopera, bisognerà ricominciare a formare gli addetti». Misure per ovviare al problema: prolungare la conservazione del permesso in disoccupazione oltre gli attuali sei mesi e concedere temporanei rimpatri. E poi approfittare per la riqualificazione: «La percentuale di migranti in prospettiva è destinata ad aumentare. Se vogliamo che queste persone, espulse dalle catene di montaggio, continuino a dare un contributo allo sviluppo del territorio - conferma Paolino Barbiero, numero uno della Cgil nostrana -, dobbiamo fare in modo che possano convertirsi a mansioni a maggior valore aggiunto. Per fare ciò servono percorsi che oggi mancano». E necessitano risorse: «Ci sono i 500mila euro messi a disposizione dalla Provincia - rincara Antonio Confortin, leader della Uil - dovevano servire a tutto e di più, sono ancora fermi. La situazione è grave: i presidenti della Provincia e della Camera di commercio vedono segni di ripresa. Sarà che loro sono fuori dal mondo del lavoro, ma noi non li scorgiamo».
Mattia Zanardo