«La casa di riposo di Adria chiede un maxi rimborso ai suoi dipendenti»
«La casa di riposo di Adria chiede un maxi rimborso ai suoi dipendenti»
Indennità di festività negata: rischiano di versare fino a 5.000 euro
ADRIA - Una stangata sui dipendenti della casa di riposo di Adria. Agli oltre 60 turnisti dell'istituto, tra operatori socio sanitari e infermieri professionali, è stata recapitata nei giorni scorsi una nota con la quale la direzione richiede il versamento delle indennità di festività degli ultimi dieci anni. Cifre che in media, secondo le stime del sindacato Cisl-Funzione pubblica, sfiorano i 5.000 euro. Sulla base di un'interpretazione restrittiva del contratto di lavoro nazionale, adottata dall'Uripa, l'unione regionale delle istituzioni di assistenza agli anziani, da oltre un anno tutte le case di riposo pubbliche del Veneto, hanno bloccato il versamento ai turnisti sia della retribuzione aggiuntiva che dell'indennità per il lavoro festivo. Che viene invece regolarmente riconosciuto ai colleghi «giornalieri». Il Centro servizi anziani di Adria, il cui consiglio di amministrazione è presiduto da Roberto Scarparo, è però tra i primi enti in Veneto ad avanzare formalmente una richiesta di rimborso dei pagamenti, sin dall'inizio dell'applicazione del contratto collettivo delle autonomie locali, nel 2000. Il sindacato invita i dipendenti a «non pagare un euro» e annuncia battaglia in tribunale, garantendo il patrocinio gratuito di un avvocato. «Da domani da Adria e da tutta la regione partiranno centinaia di cause: è in atto - denuncia Michele Roveron della segreteria regionale della Cisl-Fp Veneto - un'evidente violazione dei diritti dei lavoratori». La somma complessiva che le case di riposo della regione si accingono a richiedere ai collaboratori sfiorerebbe i 30 milioni di euro. Oltre 300mila euro per il solo istituto di Adria.
«Le case di riposo stanno utilizzando una dubbia interpretazione del contratto - sottolinea Roveron - per fare cassa». L'istituto garantisce però che, per il momento, non si andrà fino in fondo. «È stato adottato strumento cautelativo, per evitare che gli amministratori siano chiamati a rispondere con il proprio patrimonio se si cristallizzasse questo orientamento», spiega la vicepresidente del Centro servizi anziani di Adria, Sandra Passadore. «Non abbiamo ancora formalizzato alcuna pretesa - sottolinea - nei confronti dei nostri dipendenti, che anzi elogiamo per il loro lavoro quotidiano».