La Uilta denuncia Benetton . I tessili della Uil: «Comportamento antisindacale».

La Uilta denuncia Benetton . I tessili della Uil: «Comportamento antisindacale».
La Uilta Uil denuncia Benetton per comportamento antisindacale. Motivo: l'azienda degli United Colors avrebbe deliberatamente tagliato fuori la sigla sindacale di Antonio Confortin dai tavoli di discussione sui problemi aziendali. Una "guerra", questa, che coinvolge anche le sigle tessili di Cisl (Femca) e Cgil (Filtea) in un quadro di tensione alle stelle. L'annuncio della denuncia per presunta condotta antisindacale (in violazione dell'articolo 28 della legge 300) è arrivato ieri da parte di Edoardo Rossi, segretario nazionale della Uilta Uil. «La Uil è stata esclusa dai tavoli aziendali - spiega Rossi - e non c'è stato modo di ricomporre la questione sul piano della dialettica. Per questo abbiamo deciso di procedere con una denuncia formale».
Una situazione delicata, che si intreccia con i rapporti - via via più tesi - tra le tre sigle dei tessili di Cgil, Cisl e Uil all'interno della Benetton. La Uil non ha rappresentanti sindacali eletti dai lavoratori (Rsu), ma per diritto ha nominato dei rappresentanti di sigla (Rsa) delegati a trattare con l'azienda. Questi Rsa della Uil sarebbero stati «deliberatamente tagliati fuori dai tavoli delle trattative», dicono i vertici della sigla. Femca Cisl e Fillea Cgil, invece, proseguono le trattative aziendali. La frattura più pesante pare sia quella tra Uilta e Femca Cisl, ulteriore motivo di tensione perché a livello nazionale, in vista del rinnovo del contratto nazionale, è la Femca Cisl ad aver presentato una piattaforma autonoma, mentre Cgil e Uil hanno trovato un accordo su una proposta alternativa. La guerra in Benetton, insomma, mescola le carte e inasprisce i toni. «Sono venute meno le corrette relazioni sindacali - ribadisce Rossi - e ora ci auguriamo che il giudice le ripristini». La Uilta, infatti, chiede che il tribunale imponga a Benetton di far sedere al tavolo delle trattative anche i propri rappresentanti. «Qualora il datore di lavoro ponga in essere comportamenti diretti a impedire o limitare l'esercizio della libertà e della attività sindacale», recita l'articolo 28 dello statuto dei lavoratori, il giudice può ordinare al datore di lavoro, «con decreto motivato ed immediatamente esecutivo, la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti».
(f.p.)

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