La Regione conferma lo stop: «Ma i finanziamenti sono in arrivo»

La Regione conferma lo stop: «Ma i finanziamenti sono in arrivo»
VENEZIA - Il serbatoio delle risorse per la cassa integrazione in deroga si è esaurito. La Cgil del Veneto lancia l'allarme: sono duemila le domande ferme e 12mila i lavoratori in attesa. Se non vi sarà un rabbocco, di qui alla fine dell'anno potrebbero essere oltre 30mila i lavoratori a casa senza il sostegno dell'ammortizzatore sociale, destinato ai dipendenti delle piccole aziende in difficoltà. «I soldi sono finiti - denuncia Emilio Viafora, segretario generale della Cgil del Veneto - e la prima conseguenza è che la Regione da fine agosto non autorizza più richieste di cassa integrazione in deroga». L'assessore regionale al lavoro Elena Donazzan ammette il ritardo nelle autorizzazioni, ma garantisce «la prossima settimana verrà firmato dai ministri Sacconi e Tremonti il decreto che consentirà all'Inps di anticipare le indennità ».
Secondo la Cgil, che fa riferimento ai dati dell'agenzia Veneto Lavoro, a fine agosto 2009 le richieste presentate dalle imprese sono state più di 5.160 per oltre 29.200 lavoratori previsti in cassa integrazione. Quelle approvate, nel medesimo periodo, sono state invece solo 3.140 per circa 17mila lavoratori. Sono così oltre duemila le domande rimaste inevase, in attesa dei nuovi stanziamenti già richiesti dalla Regione Veneto ma non ancora resi disponibili dal Governo. Dati che «confermano un'impennata delle richieste della Cig in deroga da parte delle aziende, in particolare - sottolinea Viafora - quelle di piccole dimensioni e dell' artigianato da cui viene oltre l'80% delle domande».
Dall'inizio dell'anno l'impegno di spesa per la cassa integrazione in deroga supera gli 85 milioni di euro, pari cioè a tutti i fondi finora stanziati dal ministero del Lavoro, circa 60 milioni di euro, più la quota regionale e le risorse non utilizzate nel 2008. «Siamo stati purtroppo facili profeti, a metà luglio, nel denunciare - ricorda Viafora - la mancanza di risorse alla ripresa dopo le ferie estive». Ai 12mila operai, tecnici e impiegati privi di certezze sugli ammortizzatori sociali, inoltre, «potrebbero essere aggiunti da qui alla fine dell'anno altri 20mila lavoratori di piccole aziende in crisi». Il sindacato critica il ricorso a provvedimenti tampone. «Ben che vada - argomenta Viafora questa situazione comporterà forti ritardi nei tempi di erogazione della cassa integrazione, un problema che nei mesi scorsi ha messo in difficoltà molte famiglie costrette a ricorrere a prestiti e che in questo caso è ancor più delicato, trattandosi di settori dove le retribuzioni sono mediamente basse».
L'intesa regionale sugli ammortizzatori prevedeva inoltre, per i parasubordinati e per le altre figure senza sostegni al reddito, «un'indennità di mobilità in deroga ed alcune misure specifiche, ma ad oggi quell'accordo - afferma il segretario generale della Cgil del Veneto - non ha avuto alcun seguito concreto ». Ferruccio Righetto, responsabile relazioni sindacali di Confartigianato Veneto, conferma che «non vi è al momento copertura delle domande di cassa integrazione in deroga e la regione è stata costretta a bloccare le autorizzazioni. La questione - aggiunge - va tenuta sotto controllo». Una sospensione verificatasi, però, anche lo scorso anno: «Sarà vero allarme - ipotizza Righetto - solo se l'incertezza dovesse protrarsi fino a fine anno o se il ministero del Lavoro negasse i fondi». La Cgil chiede perciò alla Regione «di alzare la voce ed essere meno timida con l'esecutivo, perché sottolinea Viafora - il tempo passa ed i problemi irrisolti si scaricano sui lavoratori sospesi e licenziati». Secondo Elena Donazzan non vi è la necessità di «sgridare» il Governo «che nei primi giorni della prossima settimana stanzierà per decreto i fondi necessari per la cassa integrazione in deroga, la terza tranche da 50 milioni di euro». Fondi che, anche se non immediatamente disponibili per cassa, «consentiranno all'Inps di anticipare le indennità».
Massimo Favaro

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