La Regione azzera il fondo per le imprese. Bilancio, tagliati 53 milioni per salvare la cassa integrazione in deroga

VENEZIA- Bilancio 2011, la Regione salva la cassa integrazione in deroga ma azzera il fondo unico per l'impresa. Allo Sviluppo economico sono stati infatti assegnati solo 13 milioni di euro che saranno interamente destinati alla ricerca. Per le aziende non resta che aggrapparsi ai fondi di rotazione di Veneto Sviluppo. «Punteremo sulla sburocratizzazione» allarga le braccia l'assessore Isi Coppola
Un bilancio «lacrime e sangue» , di «salute pubblica» per dirla con le parole del governatore Luca Zaia, che costringe a scelte dolorose, della serie: questo si salva, questo si butta a mare. Il rischio, sennò, è di far colare a picco l'intera Regione, travolta dalla tempesta dei tagli di Roma, dell'indebitamento a livelli record, dei deficit «strutturali» della Sanità. Nell'onda anomala dei numeri c'è una scialuppa per i lavoratori, non per le aziende: la cassa integrazione in deroga il prossimo anno sarà interamente rifinanziata mentre il fondo unico per l'impresa è stato completamente prosciugato, zero euro zero. Nell'aspro confronto andato in scena nelle ultime settimane in giunta, l'assessore al Lavoro Elena Donazzan (uno dei meno bistrattati, ad essere sinceri) ha tenuto duro sul fronte della cassa integrazione in deroga, quella cioè a sostegno degli operai, degli impiegati e dei quadri sospesi dal lavoro che non hanno accesso alla cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria (Cigo Cigs). E' l'unica a carico delle finanze regionali. Palazzo Balbi stima che per il 2011 serviranno almeno 150 milioni di euro, una decina in più di quanto è stato utilizzato quest'anno (100 milioni per la cassa in deroga, 40 milioni per le procedure di mobilità) ed ha già avanzato la sua richiesta a Roma. I soldi, però, non li mette tutti lo Stato: tre giorni fa la Donazzan ha firmato il rinnovo dell'accordo del 2009 che prevede una compartecipazione della Regione del 30%, dunque per poco meno di 50 milioni di euro, da pescare nel Fondo sociale europeo: intanto ne sono stati accantonati 25, ma l'assessore si dice tranquilla: «La cassa in deroga non è in pericolo» . Restano intatti anche i fondi vincolati, da quello per il lavoro dei disabili 16 milioni di euro) a quello per le politiche attive del lavoro (50 milioni), passando per l'orientamento dei ragazzi (30 milioni) mentre vanno a farsi benedire il fondo per il sostegno al reddito per chi non accede ad alcun tipo di cassa integrazione, quello per la promozione del lavoro autonomo e gli incentivi alle imprese per le nuove assunzioni. Proprio le imprese, d'altra parte, sono tra le vittime più illustri di questo bilancio di previsione 2011. Allo Sviluppo economico sono stati assegnati poco meno di 13 milioni di euro, che l'assessore Isi Coppola ha deciso di destinare interamente alla ricerca. Ne consegue che il fondo unico per le imprese, il prossimo anno, sarà completamente svuotato. Stiamo parlando di 53 milioni di euro (erano 80 milioni, ai tempi d'oro, poi è andato via via riducendosi anche a causa delle promesse da marinaio di Roma) che finanziavano la variegata galassia degli aiuti al sistema economico veneto, dai distretti al commercio, dall'artigianato all'imprenditoria femminile. Rimane al verde anche la legge Sabatini, particolarmente cara all'industria visto che prevede aiuti a perdere per l'acquisto di nuovi macchinari. Per inciso, negli anni passati la «commissione Sabatini » ha deliberato incentivi per 28 milioni di euro che però, a quanto pare, non ci sono. Un bel grattacapo per la Coppola, che non si scoraggia: «Non possiamo fare le nozze con i fichi secchi ma ci ingegneremo. Soldi non ce ne sono, è vero, ma questa può essere l'occasione giusta per concentrarsi sulla sburocratizzazione del sistema, sulla semplificazione normativa, per migliorare l'accesso e l'utilizzo da parte delle imprese a quel poco che è rimasto» . Il primo passo? «Rendere meno intricati i rapporti tra Veneto Sviluppo e le banche. Abbiamo fondi di rotazione con un plafond di 600 milioni di euro ed una disponibilità immediata di circa 70 milioni. Di questi tempi, meglio non lasciarseli scappare».

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