La Provincia non cambia idea
Belluno. La Provincia non cambierà il bando del fondo di solidarietà mantenendo la clausola contestata "preferibilmente italiani". E se su questo le parti sociali dovranno soprassedere, sul resto chiedono a palazzo Piloni di trovare un percorso condiviso. E' quanto è emerso ieri nell'incontro tra sindacati, associazioni di categoria, presidente Bottacin e assessore De Gan. La riunione doveva servire per analizzare la piattaforma sindacale per uscire dalla crisi, e per discutere anche del fondo. Ma, alla fine si è parlato solo di quest'ultimo, e le parti sociali hanno chiesto una maggiore partecipazione alle discussioni della giunta provinciale. «Sul fondo di solidarietà la giunta ha preso la sua decisione, che non sarà cambiata, anche perchè quel fondo non è per nulla razzista», commenta il presidente Gianpaolo Bottacin che sostiene queste sue dichiarazioni con i dati. «Sono 63 le domande che abbiamo accettato ad oggi per il fondo di solidarietà e di queste il 34% (che corrisponde a 22 persone) è rappresentato da stranieri. Questo è un segno evidente che non abbiamo discriminato nessuno. Anzi. Nelle quattro sedute deliberative della commissione sono stati liquidati 158.450 euro, di cui 63mila euro a stranieri. Nel fondo restano ancora 91.550 euro. Sono i dati che depongono a nostro favore e quindi non ci sarà alcun dietrofront». Dietrofront che era stato auspicato, nelle settimane precedenti a Natale, dalle stesse parti sociali, in una lettera inviata alla giunta provinciale, in cui si chiedeva proprio di rivedere le regole del fondo. La richiesta, come era prevedibile quindi è stata definitivamente bocciata. Ma per recuperare i rapporti con l'amministrazione provinciale, sindacati e associazioni di categorie hanno chiesto di poter trovare un percorso che risponda alle esigenze di tutte le parti. «La Provincia ha dimostrato apertura su questo punto», dice cauto Primo Torresin segretario della Cisl «il nostro compito, infatti, è anche quello della mediazione, cercando di fare qualcosa insieme. Dobbiamo per questo trovare un metodo di discussione e confronto che soddisfi tutti gli attori. Per quanto riguarda il fondo il mondo del lavoro darà, ugualmente, il suo contributo».
Paola Dall Anese