La Fondazione Moressa denuncia un aumento del precariato. Occupazione, aprile nero

In 4 mesi 12 mila licenziati, record negativo a Padova e Treviso

Mercoledì 13 Maggio 2009, Mestre - Sul fronte dell'occupazione non si era mai visto un aprile così nero: in un solo mese sono state autorizzate cinque milioni e mezzo di ore di cassa integrazione, stando all'ultimo report di Veneto Lavoro.
Un record negativo che si accompagna al numero dei licenziamenti nei primi quattro mesi dell'anno, quasi 12mila (in tutto il 2008 erano stati 20mila), con punte negative a Treviso e Padova, rispettivamente con 2.907 e 2.202 casi. I settori più colpiti sono il manifatturiero (metallurgia e meccanica in particolare) e quello dei trasporti per quanto riguarda i licenziamenti individuali.
Se sul fronte internazionale qualcuno vede all'orizzonte uno spiraglio di ripresa, in Veneto la crisi non concede tregua. Perché oltre ai lavoratori licenziati, cresce anche il numero dei precari. Lo rivela uno studio della Fondazione Moressa presentato ieri a Mestre che lo scorso anno, quando la crisi era ancora all'orizzonte, ha rilevato quasi 300mila lavoratori precari, che rappresentano il 12,6 per cento degli occupati. A essere più esposti a contratti a termine e part time sono le donne (tre volte più esposte alla precarietà rispetto ai maschi), gli stranieri e i laureati: fino a 34 anni il posto fisso, anche per chi è uscito dall'Università, è un lusso. Tutta colpa del ricorso anomalo e ripetuto al lavoro atipico (che rappresenta il 22 per cento dell'occupazione in Veneto) che allontana le prospettive di regolarizzazione dei precari, almeno nel settore pubblico e nelle grandi aziende, dato che nelle piccole e medie imprese il fenomeno risulta più contenuto.
Per venirne a capo, Regione e sindacati invocano una riforma degli ammortizzatori sociali: «Per l'emergenza - spiega la segretaria generale della Cisl del Veneto, Franca Porto - vanno recuperate risorse a tutti i livelli in senso economico, sociale e di rete. Ma è necessario pensare a una riforma strutturale, perché la crisi finirà, ma molte imprese continueranno a fare ricorso al lavoro precario nella fase di riavvio. Se si vuole la flessibilità, sarà necessario pagarla di più del lavoro ordinario, e dare più peso alla contrattazione territoriale e aziendale».
Sulla stessa lunghezza d'onda il parere di Vendemiano Sartor, assessore regionale alle Attività produttive: «Se il lavoro precario è utilizzato per assecondare la flessibilità, è necessario lavorare in due direzioni. Da un lato è necessario pensare a nuove forme di ammortizzatori sociali, dall'altro lavorare di più nel rapporto fra scuola e lavoro: non è possibile pensare che i laureati siano più esposti al precariato. Vuol dire che c'è qualcosa che non funziona».
E «se le flessibilità non viene gestita in maniera seria e competente si trasformerà in precariato e sarà l'anticamera della disoccupazione».
Alberto Francesconi

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