La Cisl resta in Porto. «La crisi ora farà male»
La Cisl resta in Porto. «La crisi ora farà male»
Domenica 17 Gennaio 2010, Venezia - Il sindacalese è un linguaggio che non appartiene a Franca Porto, leader della Cisl veneta. Quei giri di parole, certe espressioni a volte fumose e contorte che costringono noi giornalisti a farci esegeti e interpreti di una forma di comunicazione chiusa (forse perchè limitata agli adepti), sono bandite. Lei va dritto per dritto, fissa i paletti delle responsabilità e spesso inchioda gli interlocutori. E' una "dura" insomma, e come tale è considerata (per questo non a tutti piace); quando le fai presente che il 2009 è stato contrassegnato da contrapposizioni anche forti tra Cisl e Cgil taglia corto: «La Cgil deve capire che gli anni dell'egemonia sono finiti: è "un sindacato", non "il sindacato". Piaccia o no». Chiamata alla guida della Cisl veneta nel 2007, sta gestendo la Confederazione - 450mila iscritti - negli anni della grande crisi, delle proteste in piazza e di troppi lavoratori a casa, in momenti nei quali è facile per un sindacato perdere pezzi di consenso nel tentativo di trovare il punto di equilibrio migliore.
Capitolo crisi: il recente rapporto Unioncamere dice che il peggio deve ancora arrivare. Lei che pensa?
«Sono totalmente d'accordo. In Veneto e nel Veneziano ciò è peraltro almeno in parte legato a un aspetto positivo: c'è stata grande disponibilità a mettersi insieme da parte di vari soggetti istituzionali (Regione, Provincia, Comuni, imprenditori e sindacato) per fare muro insieme contro i licenziamenti. L'obiettivo principale era che le aziende rimanessero con la loro potenzialità, tante casse in deroga sono stati licenziamenti mancati. Però c'è un limite oltre il quale non si può andare, temo che sotto il profilo dei licenziamenti stia arrivando qualcosa di molto preoccupante perchè le aziende non ce la fanno più».
Anche perchè le casse stanno per finire.
«Al momento i soldi per i sussidi ci sono, non è questo il problema. Ma dopo un anno, un anno e mezzo di difficoltà le aziende piccole e medie che hanno provato a resistere sono strangolate».
Porto Marghera: c'è chi vuole "andare oltre" la chimica.
«Purtroppo la chimica l'abbiamo persa e Porto Marghera risente di questa sconfitta nazionale, quando avremmo bisogno di investimenti fortissimi nel settore. La chimica evoca scenari inquietanti, inquinamenti e criticità per la salute e in parte è vero; però ricordiamoci che c'è una chimica pulita, basata sulla ricerca e sull'innovazione».
Ma che futuro c'è, realisticamente, per Porto Marghera?
«Dipende da noi. Se fossimo capace di costruire un'alleanza trasversale vera per la chimica faremmo una buona cosa per il Paese e non solo per la salvaguardia degli attuali posti di lavoro, ma tutto questo nel Veneto e a Porto Marghera dovrebbe essere inserito nel progetto più ampio della Green economy. La nostra regione con un polo come quello margherino - che può contare su competenze professionali, know how, aree specifiche - puntando sul Green e sulle energie pulite, e investendo sulla ricerca per produrre innovazione su questo terreno, potrebbe essere avantaggiata rispetto ad altre. E Porto Marghera potrebbe diventare interessante per i giovani di tutto il Veneto».
Soffrono soprattutto le aree manifatturiere, vedi il Miranese.
«E' vero, e sottovalutare la presenza manifatturiera rischia di diventare un problema. Servono investimenti, un sistema bancario amico della piccola impresa, una formazione non con cento sedi ma capace di interpretare il territorio. E soprattutto serve una trasversalità virtuosa, sana, nell'affrontare i problemi. In questo senso vedo bene la sfida delle Olimpiadi per Venezia e il Veneto».
Questa va spiegata.
«Abbiamo bisogno di una trasversalità che non sia quella delle spartizioni ma un'alleanza per i grandi progetti, e la sfida olimpica può essere una palestra per i nostri politici e le nostre istituzioni. La candidatura di Venezia è in grado di portare valore aggiunto a tutto il Veneto».
C'è chi teme diventi un business, in Consiglio Comunale a Venezia qualcuno ha paventato che l'operazione Olimpiadi sia stata "inventata" per aprire la strada al Quadrante.
«Un grande evento va gestito con attenzione all'impatto, senza cadere nelle trappole della cementificazione, ma può rendere molto più appetibile una regione. Inoltre produce classe dirigente perchè vuol dire che tu ti metti a dialogare con gli altri e devi trovare un punto di equilibrio di interesse comune».
Ha toccato il tasto delle banche, molto delicato.
«Siamo di fronte a una situazione che rischia di fare la differenza nel bene o nel male. Non è tollerabile che il dato costante dell'ultimo decennio sia che gli unici sicuri che non ci rimettono mai sono gli istituti di credito. Qualche segnale di attenzione al territorio è arrivato dalle piccole banche locali, ma c'è un problema grave di mancata autoregolazione da parte del sistema finanziario».
Rapporti con la Cgil molto tesi nel 2009...
«E continueranno a essere tali. Intendiamoci, la Cgil è un grande sindacato per storia e iscritti, massimo rispetto. Ma oggi vedo difficile ricomporre differenze sostanziali, di fondo, su che tipo di sindacato vogliamo. Per noi Cisl è irrinunciabile un sindacato che si fa parte attiva nei processi, il che vuol dire assumersi la responsabilità di produrre innovazione, di fare delle scelte, ricordiamoci dell'Ebav e del fondo previdenziale regionale. Noi non siamo antagonisti ma produttori di opportunità».
Con la Lega proprio non riuscite ad andare d'accordo.
«Ma io con la Dal Lago a Vicenza ero in ottimi rapporti. Credo che qualche "urlatore" della Lega faccia passare messaggi molto pericolosi per una buona convivenza. Ma vedo pure che tanti amministratori del Carroccio fanno bene il loro lavoro sul territorio».
Qualcuno vorrebbe Franca Porto candidata del centrosinistra alle Regionali. Sì o no?
«Nessuno me l'ha chiesto, e comunque non esiste proprio. Il Pd sconta errori enormi, ed è grave che sia consolidata in questa regione l'impressione che non c'è una possibilità di alternativa».