La Cgil fa il punto con i dati di sintesi della dichiarazione dei redditi gestiti dal Caaf. La segretaria Bergamin preoccupata.
«I lavoratori dipendenti vicentini hanno una maggiore pressione fiscale»
Martedì 23 Novembre 2010, Vicenza - «I lavoratori dipendenti vicentini hanno una pressione fiscale maggiore rispetto agli altri contribuenti». Lo dichiarano Marina Bargamin e Ugo Ometto, rispettivamente segretaria provinciale della Cgil e responsabile Punto servizi-Caaf, i quali, in questi giorni, hanno presentato una sintesi dei dati emersi dalle dichiarazioni dei redditi dei vicentini. Si tratta di un campione che rappresenta l'11.2% del totale delle dichiarazioni presentate in provincia, cioè 55mila su un totale di 500mila. «I nostri documenti dimostrano che tra il 2007 e il 2009 i redditi da lavoro dipendente non hanno retto al peso dell'inflazione», incalza Ometto.
Insomma, per la Cgil i dipendenti di Vicenza sono più vessati dal fisco rispetto ad altri lavoratori come gli autonomi e i liberi professionisti. Non solo. Sempre secondo le statistiche del sindacato, gli immigrati guadagnano circa il 25% in meno di un vicentino anche se, nel complesso, nell'ultimo triennio l'impoverimento delle famiglie è salito al 42%. Dato, quest'ultimo, legato al documento Isee che le amministrazioni chiedono ai cittadini per poter erogare prestazioni sociali. «I dati sono sulla linea di quelli nazionali e dimostrano che c'è una pressione fiscale insostenibile sui redditi da lavoro dipendente», commenta la Bergamin. «Serve una riforma del fisco che la riequilibri. La Cgil propone di abbassare le tasse sui redditi certi, come quelli da lavoro dipendente e da pensione, che rappresentano il 90% dell'Irpef, e di rivolgersi ad altri redditi non intaccati particolarmente dal fisco. Mi riferisco alle rendite da capitale, a quelle finanziarie e ai grandi patrimoni».
In base alle dichiarazioni del 2008, emerge per esempio che il reddito medio di chi ha un lavoro dipendente è di 20100 euro, cioè inferiore del 10 % rispetto a quello di altre attività (22300 euro), soprannominate 'provinciali'. «Nelle 'attività provinciali' sono presenti i redditi dichiarati dai contribuenti non a reddito fisso, come autonomi, liberi professionisti, imprenditori e così via», aggiungono i sindacalisti. «Il nostro è un osservatorio qualificato, sia in rapporto alla totalità dei soggetti Irpef, che in riferimento alle fasce che rappresentiamo, cioè dipendenti e pensionati». Conclude la Bergamin: «I nostri lavoratori non ce la fanno più. Corruzione, evasione e sperperi nella pubblica amministrazione sono nodi che vanno sciolti per recuperare risorse».