LEGNAGO. Progetto di Ulss 21 e Spisal per salvare gli arti a chi lavora il legno, categoria a rischio elevato di infortuni. Operazione «Mani sicure» per i falegnami di 180 aziende

LEGNAGO. Progetto di Ulss 21 e Spisal per salvare gli arti a chi lavora il legno, categoria a rischio elevato di infortuni. Operazione «Mani sicure» per i falegnami di 180 aziende
Corsi gratuiti per gli addetti sui dispositivi di sicurezza che si possono autoinstallare sulle macchine più pericolose

In sette anni gli infortuni capitati nelle 1.500 falegnamerie della Bassa si sono pressochè dimezzati, scendendo dai 406 del 2000 ai 218 del 2007. Tuttavia, il rischio di rimetterci le mani rimane ancora elevato per i falegnami ed occorre puntare perciò sulla prevenzione e sulla preparazione professionale per scongiurare una catena di incidenti che continua ad interessare, nel 50 per cento dei casi, le dita e, in percentuale cinque volte inferiore, i polsi e gli avambracci.
Ecco perchè non poteva che chiamarsi «Mani sicure» il progetto sperimentale messo a punto dal Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (lo Spisal) dell'Ulss 21, che lo scorso 31 marzo è stato trasmesso alla Regione per usufruire dei finaziamenti a sostegno di una «Campagna straordinaria di formazione per la diffusione della cultura della salute e della sicurezza».
«L'obiettivo», ha spiegato Marco Bellomi, direttore del servizio Spisal, presentando l'iniziativa con il direttore generale dell'Ulss 21 Daniela Carraro, «è quello di diffondere protocolli per il lavoro sicuro alle macchine per la lavorazione del legno, che rappresentano da sempre una grossa insidia per gli addetti di uno dei comparti più significativi della nostra area, come confermano del resto i dati Inail». Tutto ciò avverrà tramite un ciclo di corsi gratuiti, che metteranno i lavoratori non solo nelle condizioni di operare in sicurezza ma anche di individuare, valutare e gestire in maniera adeguata i rischi infortunistici. Rischi che, in base ad un'inchiesta condotta dallo Spisal sugli infortuni avvenuti nel distretto produttivo della pianura veronese, tra il 1986 e il 2004 sono legati, nel 65 per cento dei casi, all'utilizzo di determinate attrezzature. Ossia alle cinque macchine base per la lavorazione del legno: la sega circolare, toupie, le troncatrici, la pialla a filo e la sega a nastro.
Il progetto formativo ideato dall'Ulss 21, in collaborazione con le istituzioni e le parti sociali - partecipano al progetto Confindustria, Apindustria, Confederazione nazionale dell'artigianato, Unione provinciale artigiani Confartigianato, Casartigiani, Cgil, cisl, Uil, Enaip Veneto e l'Ulss 20 di Verona - offre perciò un'opportunità senza precedenti nel Veneto ai datori delle piccole e delle medie imprese e ai lavoratori autonomi.
Ai 18 corsi, che si terranno prevalentemente nel laboratorio di falegnameria del Centro di formazione professionale per il legno di Bovolone, potranno aderire volontariamente 180 aziende del comparto. Ciascun seminario si snoderà in tre incontri pomeridiani, distanziati di 15 giorni, per complessive 16 ore. «Con la possibilità per i partecipanti», ha annunciato Antonio Composta, tecnico della prevenzione dello Spisal, «di vedere e sperimentare l'utilizzo di dispositivi di sicurezza, alcuni dei quali possono essere autocostruiti con un investimento minimo».
Le imprese che frequenteranno il corso, impegnandosi formalmente ad adottare le indicazioni dei protocolli, saranno inserite dallo Spisal in un elenco di imprese «virtuose» dove gli interventi di vigilanza saranno effettuati solo per eventi particolari, ad esempio gli infortuni gravi. Ma i vantaggi non si esauriscono qui. «Partecipare a questo progetto dove sono riuniti eccezionalmente produttori, artigiani, piccole imprese, enti di formazione ed associazioni di categoria», ha concluso il direttore Carraro, «permetterà alle aziende di prevenire gli infortuni e di ridurre il premio Inail».
Stefano Nicoli

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