LE TESTIMONIANZE. Parlano i dipendenti. «Costretti a vivere nell´incertezza. È un vero inferno». «Mio figlio è stato costretto a rinunciare all´università»

«Ho cinquant´anni e non trovo lavoro. La mia specializzazione dopo tre anni di stop è finita nel cestino». Francesco Di Fiore abita ad Arcugnano. Da quando ne aveva 36 lavora per la Chimento Gioielleri. È in cassa integrazione da due anni. Lo spiega dalla sede della Cgil, il sindacato a cui si è rivolto nel tentativo di tutelare la propria dignità e il proprio lavoro. Continua: «Mio figlio è stato costretto a rinunciare agli studi universitari perché non riesco a mantenerlo. Come si può vivere con appena 400 euro al mese? Impossibile. Voi non avete idea della frustrazione che si prova nel veder il proprio figlio lasciare gli studi per questo motivo e nel non riuscire a trovare un´altra occupazione. Come me, ce ne sono tanti altri».

Ce ne sono oltre una cinquantina: sono i dipendenti dell´azienda orafa di Grisignano (su 143 lavoratori) che da quasi tre anni vivono appesi al filo della speranza di un rientro. Denuncia Di Fiore: «Sono nel limbo: troppo vecchio per un nuovo lavoro, troppo giovane per la pensione. Eppure è un inferno. Il peggio è che non c´è mai stata rotazione tra lavoratori e neppure solidarietà dai colleghi che sono rimasti».

Giulia Giora ha 29 anni, è di Rubano, in provincia Padova: «Ho voglia di lavorare, ma da quando sono in cassa integrazione ho trovato solo impieghi da pochi giorni. Non si può vivere nella continua incertezza. Quello che più fa arrabbiare è la mancanza di solidarietà da parte di chi non è in cassa integrazione».

Niente scioperi, niente proteste è infatti la linea scelta dalla Cisl, unico sindacato fino ad un anno fa in azienda. Spiega Carla Marcheluzzo: «Questa pubblicità fa male all´azienda. E fa male, di conseguenza, ai dipendenti. Abbiamo assecondato la decisione della Chimento di non rendere pubblica la situazione di crisi fino ad ora, nella speranza di poter evitare gli esuberi».

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