LAVORO. Le proposte dell'economista illustrate nella sede della Cisl

Boeri: «L'investimento anti crisi è sui giovani»
Tutele crescenti contro ipergarantismi e precarietà

Fare le riforme, prima fra tutte quelle del mercato del lavoro. Tito Boeri, professore di Economa del lavoro alla Bocconi e direttore scientifico del Festival dell'Economia di Trento non ha dubbi su quello che serve e ha esposto nella sede della Cisl di Verona la sua proposta del contratto unico per uscire dall'attuale dualismo del mercato del lavoro. Forse i tempi sono maturi per il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, dopo i tentennamenti degli ultimi anni: 46 senatori a inizio aprile hanno firmato la proposta di Paolo Nerozzi che ricalca quella di Boeri.
L'apertura è avvenuta anche sull'onda delle crisi, che ha fatto emergere ancora più drammaticamente i limiti del dualismo del mercato del lavoro, spaccato tra ipergarantiti e l'esercito dei flessibili atipici. Boeri, snocciolando cifre, ha evidenziato come la crisi abbia travolto soprattutto i giovani, flessibili per eccellenza. Prima della crisi, la disoccupazione giovanile si attestava al 18%. Ora siamo arrivati al 28%, livello più alto dell'area Ocse; non si tratta più solo di blocco di assunzioni ma anche di perdita del posto di lavoro degli under 25. «L'Italia non è un paese per giovani», sintetizza Boeri, che ha ricordato come la disoccupazione giovanile porti con sé effetti di lungo periodo: chi inizia male sul mercato del lavoro, avrà grandi problemi per tutta la vita perché vivrà in un'instabilità permanente e cronica. Chi entra nel mercato del lavoro con un contratto atipico (il 90% dei casi) riceve un salario inferiore del 25% di quello di un dipendente con contratto a tempo determinato, ha meno formazione e, nel lungo termine, rischierà di avere una pensione mensile sotto il livello di sussistenza.
Come uscire quindi da questa situazione? Boeri propone il contratto unico a tempo indeterminato che, a detta dell'economista, esclusi gli ammortizzatori, avrà costo zero per lo Stato.
Il progetto di Boeri prevede il superamento della dicotomia nel canale d'ingresso nel mercato del lavoro, un salario minimo orario e un sussidio unico di disoccupazione. Il contratto unico garantirà alle imprese la flessibilità in entrata per non ridurre, da un lato della domanda del lavoro, i benefici di un mercato del lavoro che permette alle imprese di sperimentare e garantirà ai lavoratori un percorso di lungo periodo di due fasi: la prima d'inserimento (dal primo mese al terzo anno) e la seconda di stabilità (dal terzo anno in poi).
Per Boeri il contratto unico è l'antidoto per superare questa fase di stagnazione e per evitare di perdere le nuove generazioni. Il problema numero uno in Italia, secondo Boeri, è la bassa produttività. «Il nostro Paese è in crisi e potenzialmente in declino», afferma l'economista, «Le difficoltà riguardano soprattutto il medio termine. L'Italia non è più equipaggiata a conoscere alti livelli di crescita. L'Italia potrà ripartire solo se punteremo sulla crescita della produttività, proprio investendo sui giovani».
Simone Incontro