LAVORO. L'ex ministro, ospite del Meic, torna a parlare del collegato alla Finanziaria dopo le polemiche dei giorni scorsi. Treu: «L'arbitro può sbagliare. Sui licenziamenti è rischioso»

LAVORO. L'ex ministro, ospite del Meic, torna a parlare del collegato alla Finanziaria dopo le polemiche dei giorni scorsi. Treu: «L'arbitro può sbagliare. Sui licenziamenti è rischioso»
Il senatore del Pd contesta la nuova figura giuridica «È un mandato in bianco ad un privato che può decidere anche su sicurezza, ferie, orari»

«L'arbitro è rischioso e pericoloso perché può sbagliare». La partita è quella del lavoro e il commentatore in questo caso è Tiziano Treu, 70 anni, senatore del Pd, già ministro, una vita a studiare il diritto del lavoro che insegna alla Cattolica di Milano.
La sua uscita di ieri a Vicenza ospite del Meic, il movimento ecclesiale di impegno culturale presieduto da Mario Zocche, è stata l'occasione anche per ribadire il suo punto di vista sul caso che in questi ultimi giorni ha tenuto banco sulla cronaca economica.
Vale a dire l'introduzione del cosiddetto arbitro nelle controversie del lavoro, inserito nel collegato alla Finanziaria. Una figura che il senatore vicentino anche ieri a margine del suo intervento, ha giudicato rischiosa «perché è un mandato in bianco ad un arbitro privato che può decidere su questioni delicate escludendo così il ricorso al giudice del lavoro. C'è in ballo non solo il licenziamento di una persona, ma anche altre questioni delicate come la sicurezza, le ferie, l'orario di lavoro. E l'arbitro può sbagliare. A questo punto ci sono due possibilità: se la figura è governata dalle parti collettive la cosa può anche andare, ma se è demandata al singolo è molto pericolosa. In questo caso mi oppongo. E per opporsi c'è sempre il ricorso alla Corte Costituzionale».
Per Treu, considerato da sempre vicino alla Cisl (che pure non ha espresso piena contrarietà sul tema, a differenza della Cgil), già padre negli anni Novanta del "pacchetto" di norme che porta il suo nome e che ha introdotto nei contratti di lavoro l'interinale e altre forme di lavoro atipico, la norma è inaccettabile nel merito ed è anche anticostituzionale.
Ad essere posta sotto tiro è proprio la figura dell'"arbitro per equità", che dal punto di vista tecnico significa che non ci sarebbe obbligo al rispetto rigoroso delle leggi (quindi neanche dello Statuto dei lavoratori) né dei contratti collettivi. Quindi con ampio margine di discrezionalità personale.
Treu è tra i firmatari dell'appello intitolato "Fermiamo la controriforma del diritto del lavoro" in cui si sostiene il rischio che, nella maggior parte dei casi, si finirebbe per sottrarre «la tutela dei diritti dei lavoratori alla giurisdizione ordinaria, nel cui ambito la specializzazione del giudice del lavoro era stata da sempre considerata un valore primario».
Il ministro Sacconi da parte sua dopo aver visto l'appello ha in realtà sottolineato che il provvedimento prevede un percorso di 12 mesi durante i quali le parti sociali dovranno trovare un'intesa. Ribadendo anche che la legge non mina le tutele dell'articolo 18 dello Statuto.
Non è l'unico punto sul quale Treu prende le distanze: c'è anche quello dell'apprendistato a 15 anni: «Ma ovunque si studia fino a 18 anni».
Roberta Bassan