LAVORO. Ieri sciopero nella sede scaligera. I sindacati rilanciano. «Mobilità in Glaxo?Meglio i contratti di solidarietà»
LAVORO. Ieri sciopero nella sede scaligera. I sindacati rilanciano. «Mobilità in Glaxo?Meglio i contratti di solidarietà»
Hanno incrociato le braccia, ieri mattina, i dipendenti di Verona della multinazionale farmaceutica Glaxosmithkline (Gsk). Una protesta contro l'attivazione della procedura di mobilità, da parte dell'azienda, per 246 lavoratori su un totale di 1.447 in forza nella sede di Verona (tra area Pharma e settore produzione Gms). Di questi 246 esuberi, 220 riguardano informatori medico-scientificie e gli altri 26 interessano dipendenti «interni» della sede scaligera.
La ristrutturazione delle attività della Gsk, secondo i vertici della multinazionale, si inserisce nell'ambito di un piano strategico, che punta a ribilanciare la presenza dell'azienda nella diverse aree della cura della salute. Tra i fattori determinanti, la scarsa crescita del settore, le misure di contenimento della spesa pubblica nel comparto, la scadenza dei brevetti e l'impatto dei farmaci generici. I lavoratori guardano con preoccupazione al futuro, come spiega la rappresentante sindacale, Barbara Martinelli. «In pochi anni l'azienda è andata via via destrutturandosi», riferisce, «prima il passaggio di 400 addetti del centro ricerche ad Aptuit, poi 130 informatori che hanno accettato di uscire con gli incentivi, ora la ventilata mobilità per 246 lavoratori, senza contare che sono in corso trattative anche per un centinaio di dipendenti del settore Gms».
Il timore è che la multinazionale stia preparando il terreno per abbandonare Verona, nonostante Luc Debruyne, presidente ed amministratore delegato di Gsk Italia, abbia più volte ribadito di voler lasciare alla sede scaligera un ruolo di primo piano: il 28 febbraio si terrà il prossimo incontro tra lavoratori e azienda. Si terranno anche assemblee nelle varie regioni d'Italia con tutti gli informatori medico-scientifici Gsk. Il 4 marzo, inoltre, è previsto lo sciopero generale dei dipendenti su tutto il territorio nazionale. «Il nostro obiettivo è ridurre al minimo gli esuberi», sostengono insieme Filctem-Cgil, Femca Cisl e Uilcem, «vogliamo cercare di limitare l'impatto sociale della ristrutturazione, anche utilizzando i contratti di solidarietà». M.T.