LAVORO. Confronto a Legnago tra il senatore Ichino e Andrea Bolla di Confindustria nazionale
«Flexsecurity a tutela dei lavoratori deboli»
L'idea è creare standard di sicurezza validi per tutti Perplesso l'imprendiotre: «diverse situazioni al Sud»
Contratto unico sì, contratto unico no. In questa contrapposizione si riassume il dibattito di ieri all'auditorium dell'Apindustria di Legnago su «Il mercato del lavoro nell'epoca della crisi: l'idea del contratto unico». Ne hanno discusso Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del Partito Democratico, promotore del progetto di legge sulla «Flexsecurity» e Andrea Riello, presidente del gruppo Riello sistemi e membro del consiglio e della giunta nazionale di Confindustria.
«Parlare di contratto unico», ha detto Ichino, «non corrisponde in maniera esatta a quella che è l'intenzione del progetto di legge. L'idea è invece quella di realizzare uno standard di sicurezza economica per tutti i lavoratori». Ichino, ha osservato come l'articolo 18, quello del licenziamento per giusta causa, venga applicato per «solo 9 dei 18 milioni di lavoratori italiani che hanno un rapporto lavorativo di dipendenza. Il progetto di legge consiste nella creazione di un contratto a tempo indeterminato e allo stesso tempo flessibile. In pratica, un'azienda che non ha più bisogno di un lavoratore invece di licenziarlo ma dovrà invece aiutarlo a trovare un riposizionamento adatto nel mondo del lavoro. Per arrivare a questo il progetto prevede la costituzione di un ente bilaterale gestito da imprenditori e sindacati. Qui il lavoratore, che oggi va in cassa integrazione provocando un ingessatura del sistema, impara quelle abilità adatte a un inserimento rapido in un contesto diverso da quello precedente. E durante questo periodo di "aggiornamento" potrà godere per il primo anno del 90 % della sua precedente retribuzione».
Diversa, più per il contesto italiano in cui il contratto andrebbe applicato, che per i principi che esso esprime è l'opinione di Riello. «È un progetto di buon senso ma ci sono troppo differenze che vanno dal nord al sud dell'Italia. Lombardia e Veneto potrebbe essere due adatte per contratto unico che allargato rischia però di scontentare tutti».
«Le differenze ci sono ma partire con una sperimentazione anche in queste Regioni sarebbe importante anche per colmare quel gap che ci separa dagli altri paesi europei», ha concluso Ichino. F.S.