LA TRAGEDIA DEI SUICIDI. Il vicepresidente di Confindustria Bombassei: cambi profondi nella politica economica del governo
«Nordest, non lasceremo soli gli imprenditori in difficoltà». Il leader degli industriali veneti Tomat: «Associazioni territoriali in azione per aiutare chi si trova smarrito nella situazione di crisi»
Per il presidente di Confindustria Veneto, Andrea Tomat, «le associazioni territoriali devono avere un ruolo di servizio e attenzione agli imprenditori in difficoltà per la crisi». Lo ha detto ieri, interpellato dall'Ansa a proposito delle affermazioni del vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, che ha ricordato i suicidi di 18 imprenditori. Sottolineando che nel Nordest «c'è un legame quasi familiare tra l'imprenditore e l'azienda, che va a formare quasi una sua "famiglia allargata"», Tomat ha aggiunto che «di fronte alle difficoltà, non solo finanziarie, può vedersi cadere il mondo addosso e non riuscire a vedere una soluzione».
Ricordando la recente istituzione a Padova di un «telefono emergenza», che ha raccolto molte chiamate, il leader degli industriali del Veneto ha caldeggiato soluzioni analoghe e ha auspicato che «si attivi una rete di conoscenze personali nelle associazioni territoriali, che servono a rimanere vicini agli imprenditori in difficoltà, cerchiamo di aiutarli a risolverle e a superarle. a questo servono le associazioni».
L'appello, ha specificato Tomat, «è anche a chi non ne fa parte. Dobbiamo continuare a muoverci su questa direzione, anche se resta il fatto», ha quindi concluso, «che la crisi si è portata dietro anche questo tragico bilancio».
LE PAROLE DI BOMBASSEI. «Nel solo Nord-Est, da inizio crisi ad oggi, ci sono stati 18 suicidi di imprenditori, questo per dire quanto sia crudele e drammatica la situazione». È l'allarme lanciato dal vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, intervenuto ad un convegno in memoria di Ezio Tarantelli, a Roma.
Secondo Bombassei, due sono le priorità che il governo e il Paese debbono porsi. La prima è quella di una «sana politica industriale molto diversa da quella portata avanti finora». Dopo la crisi, «non sarà più questione di industria contro industria, cioè di aziende in competizione tra loro, ma di Paese contro Paese, in una lotta tra continenti». In tale contesto «devono esserci aziende competitive in Paesi altrettanto competitivi, perché un'industria competitiva in un Paese che non lo è, è destinata a chiudere».
La seconda priorità è quella di «collaborare a livello di industria, sindacati e governo» ha sottolineato il vicepresidente di Confindustria. In questo momento, infatti, «la situazione non è così idilliaca».