LA DENUNCIA. La Cisl vicentina segnala le disparità tra uomini e donne ancora presenti nel mondo del lavoro locale
LA DENUNCIA. La Cisl vicentina segnala le disparità tra uomini e donne ancora presenti nel mondo del lavoro locale
«Stipendi più bassi fino a 15 mila euro». «Le differenze di reddito aumentano se vengono considerate le fasce di istruzione più alte»
Salari medi più bassi anche di 15mila euro, se si contano i livelli di istruzione più alti, meno possibilità di carriera o di trovare un'occupazione, ma anche di mantenerla dopo essersi fatta una famiglia. Sono alcuni delle disparità legate al lavoro femminile cui la Cisl vicentina vuole dare risposta con il centro di ascolto che partirà ad aprile e che è stato annunciato ieri dal segretario provinciale Gianfranco Refosco, insieme a Lorenza Leonardi (segreteria Cisl), Tina Cupani (Cisl scuola), Valeria Lazzer (Filca) e all'ex consigliera di parità Maria Trentin, che in occasione della Festa della donna hanno analizzato la problematica situazione dell'occupazione in rosa, che non migliora nemmeno con un titolo di studio più alto, sebbene in Italia il 60 per cento dei laureati sia donna.
«Le differenze di reddito - spiega Leonardi - si alzano se si considerano le fasce d'istruzione più alte: tra i laureati gli uomini guadagnano in media 41mila euro, le donne 29mila. Tra chi ha un master invece si sale rispettivamente a 50mila e 34mila. Il perché si spiega con la difficoltà delle donne ad fare carriera, ma anche con la maggiore richiesta di part time e la minore disponibilità agli straordinari, perché devono occuparsi della famiglia". In Veneto i differenziali salariali tra maschi e femmine oscillano tra il 17 e il 20 per cento, raggiungendo il 25 tra i laureati. Un dato strettamente legato a questo è la percentuale di donne occupate: il 64 per cento di quelle senza figli il 59 per cento di quelle con un figlio e si scende al 54 o al 41, per chi ha due o tre pargoli. Un dato sorprendente, se si guarda il Nordest, è che la nostra area ha la più bassa percentuale di donne imprenditrici, il 20,9 per cento, contro il 25,8 per cento del Sud e il 23,9 per cento del Centro. E la disoccupazione femminile, negli ultimi due mesi, è cresciuta dell'1,3 per cento rispetto a dicembre, arrivando al 7 per cento in Veneto e al 9,8 in Italia».
Quali, allora, le soluzioni? Quelle proposte dalla Cisl sono la contrattazione di secondo livello nelle aziende, nella quale si discuta degli orari, una contrattazione con gli enti locali per intervenire sulla qualità dei servizi e favorire la maternità, ma anche un lavoro di orientamento nelle scuole. «Spesso - afferma Cupani - le ragazze scelgono con il cuore percorsi che però le portano a rischio disoccupazione. Ad esempio, per esaurire le graduatorie nelle scuole ci vorranno 30 anni. Bisogna aiutarle ad individuare altre strade».
E per chi già lavora lo sportello offrirà assistenza: «Il Centro - conclude Refosco - garantirà un aiuto legale sui casi di discriminazione o sui soprusi legati allo stalking, al mobbing, alle molestie e alle offese alla personalità femminile e offrirà informazioni utili alle lavoratrici in difficoltà. Sarà inoltre promotore di progetti educativi e formativi».
Maria Elena Bonacini